Cagliari, la rabbia dell’Oss vaccinato: “Grazie Speranza, senza green pass non posso portare mia figlia a scuola”

Lavora in una clinica privata, Fabio Cardia e, dopo aver sconfitto il Covid, a marzo si è fatto vaccinare: “A oggi sono senza green pass. Il barista sotto casa mi serve e ride perchè lui non è vaccinato ma può, per assurdo, servire caffè ai vaccinati. È così che il Governo gestisce la sanità? Ministro, perchè mi lasci senza la certificazione verde?”

Ha passato le pene dell’inferno da positivo al Covid, poi appena ne ha avuto la possibilità si è vaccinato, “unica dose” e, dall’entrata in vigore del green pass, ha pensato di essere tra i primi a riceverlo. Invece Fabio Cardia, Oss cinquantenne di Cagliari e lavoratore in una clinica privata del capoluogo sardo, la certificazione verde non l’ha vista nemmeno con il binocolo: “Vorrei ringraziare pubblicamente il ministero della Salute che a distanza di sei mesi dalla vaccinazione non è ancora riuscito, nonostante decine di telefonate al loro numero verde e svariati appelli al centro vaccinale, a rilasciarmi il green pass. Sapere che la salute pubblica dipende dalla vostra capacità organizzativa mi fa davvero dormire sonni tranquilli  e ben sperare per il futuro. Ci terrei anche a far sapere al  ministro Roberto Speranza”, scrive, in un messaggio inviato alla nostra redazione, Cardia, “che in questo paese non abbiamo bisogno solo di vaccini. Abbiamo anche bisogno di poter andare in ospedale a trovare i nostri cari, portare i nostri figli a scuola e sederci al tavolo di un bar, per essere serviti da un cameriere che del green pass se ne sbatte perché a lui per lavorare non serve. E tutto questo, finora, ci è proibito solo per incapacità. Quindi, perché non lasciare che ad avere il green pass siano solo i paesi più capaci ed evoluti che sanno gestire queste emergenze, almeno fino a quando non saremo usciti da questo Medioevo nel quale ci state traghettando? Solo nel mio reparto siamo in cinque ad avere questo problema, quindi non è un caso isolato”.
L’uomo è furibondo: “Dovevo portare un libro a scuola a mia figlia, non sono potuto entrare e non posso nemmeno accompagnarla oltre il cancello dell’ingresso. Senza green pass, nonostante mi spetti, mi vengono vietate le visite a mia suocera, ricoverata in ospedale. Tra l’altro, il mio barista si fa grasse risate perchè lui non è vaccinato e può servire anche clienti vaccinati, è uno dei primi ad avermi detto che il green pass, così com’è strutturato, non va bene. Per fortuna posso lavorare nella clinica, ma solo perchè la direzione sanitaria ha il mio certificato di vaccinazione. Basta, datemi il mio green pass, non voglio più attendere”.