Nel corso degli ultimi anni ho visto trasformare Cagliari da sindaci che dichiarano di essere cagliaritani ma, se lo sono realmente, amano pochissimo se non niente la città. Non sono contraria a prescindere alle ristrutturazioni: il cambiamento può essere positivo se apporta modifiche al passo con i tempi (penso all’abbattimento delle barriere architettoniche). Ma ultimamente noto con sincero dispiacere che si vuole far assomigliare la mia città a tante altre viste in Italia e in Europa, e mi chiedo perché ci sia questo desiderio così prepotente di togliere l’essenza stessa al posto che in assoluto un sindaco dovrebbe preservare. Ci sono opere che hanno portato un valore aggiunto — la passeggiata che dal molo Ichnusa arriva a Su Siccu è una di queste —, ma ce ne sono altre che definirei un oltraggio non solo alla memoria, ma soprattutto in pieno contrasto con l’architettura stessa della città. E qui l’elenco è lungo: ho visto i vagoni della metropolitana, belli, certamente spaziosi e moderni, ma se immagino i palazzi Liberty dei primi del Novecento di via Roma sullo sfondo della metro rimango decisamente perplessa. Ci sono città, come Lisbona, che nel tempo hanno preservato le proprie caratteristiche perché non vogliono perdere la loro identità, ed è giusto che sia così; hanno i tram gialli come avevamo noi i nostri verdi elettrici, smantellati nel 1973 (ve li ricordate?), che si integrano benissimo nel contesto cittadino. Noi no. Prima togliamo e poi, dopo decenni, ripristiniamo un servizio evidentemente ritenuto utile, ma lo facciamo in chiave moderna. Prima togliamo i casotti (sarebbe bastato vigilare per evitare che le persone ci vivessero) e poi si è costretti a vedere la sabbia e le dune sparire per lasciare il posto a un ripascimento incommentabile. Non contenti, si mette mano anche a via Roma, non certo per migliorarla. Mi chiedo quale mente sana possa concepire un giardino in mezzo al traffico, forse una cresciuta non capendo il paradosso di una vecchia pubblicità di un liquore in piazza Duomo a Milano. O perché è stato devastato viale Trieste con quelle aiuole enormi, che seguono marciapiedi spropositati, piene di pacciame che ovviamente il vento porta dappertutto, con il risultato che sembra sempre sporca. Forse è una novità degli ultimi anni che in città ci sia vento tutto l’anno e non era stato preventivato! O che dire del mercato di San Benedetto? Il nuovo progetto è bello, certo. Se lo inserisci in un altro contesto e se gli cambi nome. Si doveva ristrutturare? Giusto. Ma perché renderlo completamente diverso? Non sempre ciò che piace ai progettisti può integrarsi alla perfezione con la città, e non so neanche se chi ha avuto queste belle idee sia del posto oppure no. So quanto sono costate, e il fatto che siano fondi del PNRR non le rende certo più gradite. E consideriamo pure la “passeggiata” al porto — o Promenade, come ho letto più volte sui giornali, che proprio non si può sentire —: ormai è un copia-incolla di Olbia , Messina, Milano Marittima e tante altre città, talmente è simile. Ma a questo punto mi chiedo: quando faranno le Ramblas nel Largo Carlo Felice? Tanto è lì che puntate da tempo. La mia città era veramente bella, bastava veramente poco per migliorarla senza cambiarla. Ora, più che la città del sole, sembra una delle tante città italiane o europee senza anima — non perché non sia bella, ma perché ha perso la sua unicità — e con cantieri aperti che lasciano intravedere opere che non avremmo mai desiderato vedere. Neanche nel peggior incubo. E preferisco fermarmi qui, l’elenco è troppo lungo.
Gabriella Senes











