Partire deve essere una possibilità. Restare deve poter essere una scelta. È da questa idea che nasce “L’Università che vorremmo. Le domande di oggi per costruire l’Università di domani”, l’incontro in programma mercoledì 30 settembre, alle 18.30, alla Casa di Quartiere Is Mirrionis, in via Nebida. Un appuntamento pensato per ribaltare la prospettiva abituale: non sarà l’Università a spiegare ai giovani che cosa può offrire, ma saranno ragazze e ragazzi a raccontare che cosa cercano, che cosa manca e che cosa dovrebbe cambiare. L’incontro partirà infatti da una domanda tanto semplice quanto complessa: che cosa significa oggi, per un giovane che vive in Sardegna, scegliere dove studiare?
Ogni anno molti ragazzi e ragazze si trovano davanti alla decisione se restare nell’Isola, partire o costruire altrove almeno una parte del proprio percorso di formazione. Le ragioni possono essere molto diverse. C’è chi desidera conoscere altre città e altre università, chi cerca un corso di studi che in Sardegna non trova, chi immagina maggiori opportunità fuori dall’Isola. Ma c’è anche chi vorrebbe partire e non può permetterselo e chi sceglie Cagliari confrontandosi poi con problemi molto concreti: il costo degli alloggi, i trasporti, le borse di studio, la necessità di conciliare lavoro e studio, gli orari delle lezioni, gli spazi universitari e la qualità dell’esperienza didattica. Da qui la scelta di costruire un incontro basato soprattutto sull’ascolto.
A prendere la parola saranno innanzitutto gli studenti e le studentesse. I ragazzi delle scuole superiori potranno raccontare aspettative, dubbi e timori legati alla scelta universitaria. Chi frequenta già l’Ateneo potrà invece partire dalla propria esperienza quotidiana: ciò che funziona, ciò che manca e ciò che avrebbe voluto trovare entrando all’Università.
Anche le famiglie saranno invitate a partecipare, perché dietro una scelta universitaria ci sono spesso condizioni economiche, organizzative e familiari che incidono concretamente sulle possibilità dei giovani. Le domande potranno riguardare temi molto diversi: dal diritto allo studio agli alloggi, dai trasporti alla possibilità di lavorare durante gli studi, dalla didattica al rapporto con i docenti, fino agli spazi, ai servizi e alle opportunità offerte dall’Ateneo.
Ma il confronto proverà ad andare anche oltre i singoli problemi. Quando uno studente sente davvero di appartenere alla propria Università? Quando, invece, ha la sensazione di essere soltanto un numero? Che cosa spinge un giovane a partire? E che cosa potrebbe convincerlo a scegliere Cagliari?
Una parte delle domande potrà essere raccolta anche in forma anonima, per consentire ai partecipanti di esprimere liberamente difficoltà, critiche ed esperienze personali. L’obiettivo non è raccogliere soltanto proposte già formulate o problemi di facile soluzione: anche un disagio, una critica o un’esperienza negativa possono aiutare a comprendere come l’Università venga realmente vissuta.
Il confronto con Maria Chiara Di Guardo
All’incontro parteciperà Maria Chiara Di Guardo, candidata rettrice dell’Università degli Studi di Cagliari.
Anche in questo caso la formula scelta sarà diversa da quella di un tradizionale incontro di presentazione. Non è prevista una prima parte dedicata all’illustrazione di un programma: saranno le testimonianze e le domande dei giovani ad aprire la discussione.
Solo dopo questa fase di ascolto Di Guardo entrerà nel confronto, rispondendo alle questioni emerse e discutendo con studenti e famiglie di problemi, aspettative e possibili prospettive.
Il presupposto è che non tutte le difficoltà che condizionano la vita universitaria dipendano direttamente da chi guida un Ateneo. Proprio per questo il confronto cercherà anche di distinguere tra ciò che può essere affrontato dall’Università, ciò che richiede il coinvolgimento di altre istituzioni e ciò che presenta vincoli più complessi.
Non è casuale neppure la scelta del luogo. L’appuntamento si svolgerà infatti alla Casa di Quartiere Is Mirrionis, fuori dagli spazi tradizionali dell’Ateneo. Una scelta che vuole sottolineare il legame tra Università e territorio. Perché discutere del futuro dell’Università significa parlare anche del futuro della città e della Sardegna, della capacità di offrire opportunità alle nuove generazioni e delle condizioni che consentono ai giovani di immaginare qui una parte del proprio percorso di vita. L’obiettivo non è sostenere che partire sia un problema in sé. Studiare fuori, conoscere altri contesti e confrontarsi con altre realtà può rappresentare un’esperienza importante di crescita personale e professionale. La questione è un’altra: fare in modo che partire non venga percepito come l’unica possibilità e che restare possa essere una scelta autentica.
È su questa domanda che studenti, famiglie e Università saranno chiamati a confrontarsi il 30 settembre. Perché per immaginare l’Università di domani, questa volta, si è scelto di cominciare dalle domande di chi dovrà viverla.











