Cagliari, esame fondamentale negato ad un paziente dopo l’intervento: “Così si perde fiducia nel sistema pubblico”.
Un intervento chirurgico, una complicazione possibile ma grave, e poi un percorso sanitario che si trasforma in un labirinto. È la storia di L. P., paziente della provincia di Cagliari che, dopo un’operazione alla tiroide, si è visto negare un esame fondamentale per capire se il nervo della corda vocale sia stato danneggiato in modo permanente, o se invece possa essere ripristinato attraverso una terapia mirata.
Una vicenda che solleva interrogativi non solo sulla singola situazione, ma sull’organizzazione del sistema sanitario e sul diritto dei pazienti ad accedere agli accertamenti necessari.
L’intervento e la complicazione
Il primo dicembre scorso L. è stato operato alla tiroide all’ospedale di Nuoro per rimuovere un nodulo di circa otto centimetri che comprimeva la trachea. L’intervento era diventato urgente dopo un anno di attesa nelle liste del territorio cagliaritano.
Come spesso accade in chirurgia tiroidea, tra le possibili complicazioni era stata segnalata anche la lesione del nervo laringeo, il nervo che controlla il movimento delle corde vocali. Ed è proprio ciò che sembra essere accaduto: da allora il paziente convive con problemi alla voce.
“Da quel momento ho iniziato ad avere difficoltà a parlare e problemi alla voce”, racconta.
L’esame necessario per capire la situazione
Per stabilire se il nervo sia danneggiato in modo totale o solo parziale, uno specialista otorinolaringoiatra privato gli ha consigliato un esame preciso: l’elettromiografia laringea. Un accertamento che permette di capire se il nervo è ancora attivo e se le terapie possono avere effetto.
“Se il nervo è sano o solo parzialmente danneggiato si può continuare con le terapie – mi è stato spiegato – altrimenti si rischia di perdere tempo”, riferisce il paziente.
Pisano quindi si attiva per effettuare l’esame nel sistema sanitario pubblico.
La prenotazione e la sorpresa in ospedale
Dopo aver scritto al Policlinico di Monserrato, riceve conferma che l’esame può essere effettuato. Gli viene fissato un appuntamento e lui si presenta in ospedale alle 17.
Ma una volta arrivato scopre che la visita non potrà essere eseguita.
Il neurologo che dovrebbe effettuare l’elettromiografia spiega infatti che l’esame può essere svolto solo con il consenso – e secondo alcune versioni anche con la presenza – di un otorinolaringoiatra della stessa struttura.
Una condizione che non era stata comunicata prima.
“Mi hanno fatto venire qui sapendo che dovevo fare proprio quell’esame – racconta – ma poi mi hanno detto che non si poteva fare. Così si fa perdere tempo a una persona malata”.
Un esame che nessuno sembra voler fare
Il problema, però, non si ferma qui. Dopo vari tentativi e richieste, Pisano riferisce di non essere riuscito a trovare altre strutture locali disponibili a eseguire l’elettromiografia laringea.
“Ho provato a chiedere in diverse strutture, ma nessuno sembra eseguire questo esame”, spiega.
L’unico caso certo che gli è stato segnalato sarebbe all’ospedale di Pisa, da una persona che ha affrontato una situazione simile.
Un’eventualità che significherebbe affrontare un viaggio fuori regione, con costi e disagi che non tutti possono permettersi.
Il diritto alla diagnosi
Il caso riapre una questione più ampia: quella del diritto dei pazienti a ottenere gli esami necessari per una diagnosi corretta.
Quando un accertamento è considerato fondamentale per decidere la terapia, la sua assenza può lasciare i pazienti in una zona grigia, sospesi tra dubbi e cure che potrebbero non essere adeguate.
“Quello che dà più fastidio – spiega L.P. – è essere illusi e poi sentirsi dire che non si può fare. Se non si può fare, lo dicano prima”, conclude il paziente con tono amareggiato e molto preoccupato per il suo futuro incerto.











