Rider lasciati sotto la pioggia: il “compenso” di Deliveroo? Un punto interrogativo
Servizio chiuso senza preavviso, nessun compenso certo e centinaia di rider lasciati in strada sotto la pioggia, in attesa di ordini che non sarebbero mai arrivati. È quanto accaduto oggi a Cagliari, dove la piattaforma Deliveroo ha sospeso il servizio a causa del maltempo, senza però informare in modo chiaro e diretto i lavoratori.
A denunciare la situazione è Stefano Mascia, rider e portavoce del gruppo Deliveroo di Cagliari, che raccoglie decine di lavoratori attraverso un gruppo WhatsApp. «Molti di noi erano regolarmente online, con preordini attivi fino alle 13. Abbiamo passato ore fermi sotto la pioggia, in scooter, per poi scoprire solo a metà giornata che il servizio era stato chiuso. Il cliente lo vedeva dall’app, il rider no».
Un gruppo WhatsApp che, spiegano i rider, serve proprio per tutelarsi a vicenda, avvisarsi delle condizioni meteo e organizzarsi in caso di pioggia. «Quando piove si va semplicemente più piano, come abbiamo sempre fatto. È normale per chi fa questo lavoro».
Il problema, chiariscono i rider, non è il maltempo in sé, ma l’assenza totale di comunicazioni e di tutele economiche. «Noi siamo pagati a consegna. Se il servizio viene chiuso, oggi non percepiremo nulla. Eppure siamo definiti lavoratori autonomi solo quando si tratta di pagare tasse e contributi».
Secondo Mascia, la chiusura unilaterale del servizio mette seriamente in discussione la natura autonoma del rapporto di lavoro: «Se è la piattaforma a decidere se posso lavorare o no, allora non sono davvero autonomo. O siamo liberi di scegliere, oppure siamo subordinati e come tali dovremmo essere tutelati».
A rendere la situazione ancora più tesa è la dichiarazione secondo cui ai rider verrebbe riconosciuto un compenso per le giornate di stop. Un compenso che, nei fatti, resta un punto interrogativo. «Non è vero che riceveremo un pagamento per oggi o per domani. L’unico “compenso” sarà lavorare di più nei prossimi giorni per cercare di recuperare due giornate perse».
Un paradosso, sottolineano i rider, perché è proprio nelle giornate uggiose e di pioggia che Deliveroo lavora di più, con un aumento degli ordini a domicilio. «Chiudere il servizio significa danneggiare tutti: noi rider, ma anche i ristoratori».
L’unico messaggio arrivato ai lavoratori è stato una comunicazione generica: “Le organizzazioni sindacali Felsa CISL e UGL Rider sono in contatto con le piattaforme per valutare la chiusura del servizio in presenza di allerta rossa”. Nessuna comunicazione ufficiale diretta da parte di Deliveroo, mentre molti rider continuavano ad aspettare ordini in strada.
«La Sardegna è la terza regione in Italia per numero di ordini su Deliveroo. Ci sono persone ancora in mezzo alla strada che sperano di lavorare», spiega Mascia. «Ma il servizio è fermo e nessuno ce lo ha detto chiaramente».
Mascia, oggi 26enne, lavora come rider da quando ne aveva 18 ed è stato anche capogruppo Deliveroo. «Abbiamo lottato per essere autonomi, ma questa non è autonomia. Capisco l’allerta meteo, ma ho lavorato con piogge ben più pesanti. La scelta dovrebbe essere individuale, non imposta dall’alto».
La protesta dei rider di Cagliari riaccende il dibattito nazionale sul lavoro nelle piattaforme digitali: autonomi solo sulla carta, senza tutele nei momenti di emergenza e con un compenso che resta tutto da chiarire.











