Cagliari, cantieri eterni e monumenti umiliati: il grande parco mai nato di Tuvixeddu

Senza parcheggio e punto di ristoro e con un varco aperto in una strada senza uscita: l’area verde della necropoli punica stenta a decollare. E, a un anno dalla sentenza che ha detto no al cemento sul colle, giacciono ancora abbandonate preziose testimonianze del passato della città in grado di attrarre visitatori e turisti

Un anno fa la sentenza della Corte d’Appello di Roma. La decisione di Soru di fermare la vasta colata di cemento sui colli di Tuvixeddu e Tuvumannu è stata giudicata legittima dai giudici. Manca ancora la decisione finale della Cassazione e gli ecologisti hanno chiesto lumi sulla restituzione del risarcimento di Coimpresa alla Regione. Ma in attesa del pronunciamento definitivo, oggi la vasta area archeologica, ricca di tesori che si estende tra viale Sant’Avendrace e via Is Maglias, è visitabile solo parzialmente e, marginalizzata in virtù di un accesso “invisibile”, non riesce ad attrarre turisti e a imporsi in modo adeguato.

Ci sono solo i custodi e i bagni, ma parte della cartellonistica è danneggiata e non esiste alcun tipo di servizio o punto di ristoro. L’unico accesso si apre alla fine di via Falzarego, una strada senza uscita e priva di parcheggio. L’area archeologica è visitabile sono per pochi ettari, mentre interi tasselli ricchi di storia (i sepolcri romani su viale Sant’Avendrace, i villini ottocenteschi, il canyon, il catino e le vecchie cave) languono tra degrado e abbandono. E così la necropoli punica più importante del Mediterraneo attira pochi visitatori e stenta a assumere il ruolo strategico che meriterebbe nell’offerta culturale del capoluogo. E il grande parco archeologico ambientale rimane una chimera.

Il parco. La giunta Zedda in 7 anni ha aperto al pubblico il parco limitatamente a due piccole porzioni di necropoli. Anche se l’ultima è quella che conserva un tratto dell’antico acquedotto romano e le più importanti tombe puniche del ricco patrimonio archeologico: e cioè quella detta del “Sid” (che prende il nome  dalla presenza di un ciclo di decorazioni pittoriche tra le quali è presente una figura armata maschile interpretata, appunto, come l’immagine della divinità semitica Sid) e quella dell’Ureo (anch’essa dipinta e arricchita dalla presenza del serpente alato sacro, appunto l’Ureo). Due gioielli grazie ai quali la necropoli di Tuvixeddu raggiunge il vertice di tutta la pittura del mondo punico. Ma le due sepolture sono però coperte e il podio che le segnala si trova in precarie condizioni come la cartellonistica di riferimento.  Insomma l’apertura c’è stata, ma sulla valorizzazione del sito c’è qualche ritardo e ancora molto da fare.

Il futuro. In arrivo due nuovi percorsi (già finanziati e progetti nero su bianco): uno archeologico tra le tombe e il catino attraverso il grande arco di pietra. E uno panoramico a pochi passi dal villino Mulas che dal centro del colle porterà i visitatori nella zona più alta di Tuvixeddu dove è possibile godere di un bellissimo panorama su tutto il parco e sullo stagno di Santa Gilla.

Lungo questo percorso sono state previste due aree attrezzate, una per spettacoli ed eventi e la seconda per la sosta ed il relax. Verrà poi sistemato l’attuale cammino che attraversa l’area delle antiche sepolture nella parte bassa del colle e che conduce all’area del catino.

E c’è già l’ok anche per la piazza che sorgerà nell’area dell’ex cantiere Cocco in viale Sant’Avendrace. sulla quale si affacciano le tombe a camera visibili dalla strada e la “Tomba dei Pesci e delle Spighe” “dotata di dieci arcate bisome” , come scriveva il canonico Spano nella descrizione.

I gioielli dimenticati. Resta ancora avvolto nel mistero il destino di alcuni importanti tasselli della zona, appesi alla fine del contenzioso tra Regione e Coimpresa a la nuova pianificazione dell’area dopo l’accertata legittimità dei vincoli imposti da Soru nel 2007. Resta da capire quando aprirà villa Laura, i cui fondi per il recupero sono spariti in Regione. O il villino Mulas in cima al colle, assieme a tutta l’area di archeologia industriale che si affaccia su via Is Maglias e che comprende i ruderi della vecchia cementeria, le gallerie sotterranee percorribili e il canyon. Tutto chiuso e in attesa di fondi e progetti. Come il costone su viale Sant’Avendrace (accesso chiuso da vico II Sant’Avendrace) che abbraccia i magnifici sepolcri romani (come la tomba di Rubellio recentemente restaurata dal Mibact). Infine servirà una soluzione anche per il tunnel di via Castelli: il cantiere che oggi squarcia Tuvumannu, aperto per costruire una strada (collegamento via Cadello-via San Paolo che avrebbe dovuto cancellare il liceo Siotto) che non nascerà mai.

 


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