Buoncammino, una fiaccolata per non spegnere la memoria: «Qui è stata chiusa una piazza sociale»
Una luce accesa contro l’oblio. A un anno esatto dalla chiusura del chiosco storico di viale Buoncammino, il 17 gennaio 2026 alle 17, Cagliari tornerà a interrogarsi su ciò che ha perso. Non solo un’attività, ma un luogo vissuto, attraversato, condiviso. Una vera piazza sociale, oggi spenta.
La fiaccolata, annunciata da una locandina che ritrae una candela accesa nel buio, non nasce con intenti polemici né con la pretesa di riaprire ciò che è stato chiuso. È, piuttosto, un gesto civile, un segnale forte e silenzioso per ricordare che dietro una serranda abbassata può nascondersi una ferita collettiva.
A promuovere l’iniziativa è Claudio Ara, storico proprietario del chiosco, che affida il senso della manifestazione a parole semplici ma cariche di responsabilità:
«Hanno voluto chiudere un’epoca. Hanno chiuso una piazza sociale levando un servizio alla comunità. Non è il momento di sindacare su chi ha abusato e chi no. A prescindere, vi chiedo scusa: non si può sempre far finta di niente.»
Parole che non cercano scontri, ma consapevolezza. Ara non alimenta illusioni e lo dice chiaramente:
«La fiaccolata vuole essere un segnale, niente di più. Non è che con questa mossa riavremo la nostra piazza sociale. Tutto resterà invariato, ma resterà l’attivismo di quel santo diritto di manifestare.»
Per anni il chiosco di Buoncammino è stato molto più di un punto di ristoro: un presidio informale di socialità, un luogo di incontro tra generazioni, un angolo di città dove fermarsi a parlare, discutere, condividere. La sua chiusura, avvenuta il 17 gennaio 2025, ha lasciato un vuoto che ancora oggi molti cittadini avvertono.
La fiaccolata del 2026 non sarà una protesta rumorosa, ma un momento di riflessione collettiva. Un modo per dire che certe scelte non passano inosservate e che la memoria di una comunità non si archivia con un atto amministrativo.











