“Regolamentare la densità nautica massima consentita nelle baie più strette, imponendo sistemi di monitoraggio per le imbarcazioni e sanzioni severe per chi viola la flora e la fauna marina”.
“Il quadro che si prospetta in questi giorni d’agosto davanti ai nostri occhi non è più sostenibile”: così le Guardie Ambientali Sardegna commentano le immagini dell’assalto alle coste.
“Il rischio reale, ormai sotto gli occhi di tutti, è che il nostro paradiso naturale, senza un sistema capillare di controlli e regole rigorosamente fatte rispettare, si trasformi irreversibilmente in un inferno.
Non parliamo unicamente di un danno astratto, parliamo di un impatto ecologico diretto, il sovraffollamento nei nostri mari rischia di alterare persino la trasparenza e la composizione chimico-fisica dell’acqua, minacciando le sue incredibili sfumature che rendono le nostre cale celebri in tutto il mondo”.
Da est a nord, si assiste a un vero e proprio assalto: “Si è venuto a creare un paradosso inaccettabile, mentre la via di terra viene giustamente tutelata attraverso contingentamenti, numeri chiusi e regolamenti comunali per proteggere gli arenili dal calpestio, la via di mare resta spesso una terra di nessuno, questo sbilanciamento rischia di vanificare ogni sforzo d’innovazione e conservazione finora fatto a terra.
Sarebbe necessaria una presa di posizione forte, concreta e immediata attraverso tre assi prioritari, controlli mirati e Incrementare la vigilanza con la presenza di personale qualificato nelle aree marine protette e lungo le coste più fragili per prevenire ancoraggi selvaggi su praterie di Posidonia oceanica”.
Le soluzioni: “Coerenza normativa tra terra e mare, unificare i criteri di tutela, l’accesso controllato a una spiaggia non può essere eluso semplicemente approdando a pochi metri dal bagnasciuga.
Difendere la Sardegna non significa rifiutare il turismo, ma pretendere che esso rispetti la terra e il mare che lo ospitano.
Le risorse ambientali della nostra isola non sono infinite, senza interventi coraggiosi, la bellezza che oggi attira il mondo rischia di essere la prima vittima di questo stesso afflusso incontrollato.
È il momento di agire prima che l’incanto delle nostre acque diventi solo un ricordo sfocato”.











