Teulada, un’associazione pagherà per intero le spese per le cure ortopediche di Mattia

Dopo l’appello della mamma, svolta per il giovane di Teulada immobilizzato a letto da 28 anni a causa di una grave malattia

La Fioto Sardegna, l’associazione che riunisce le imprese sarde del comparto ortoprotesico, sosterrà per intero la spesa necessaria per l’acquisto dei presidi ortopedici adatti alle condizioni di salute di Mattia, il giovane di Teulada immobilizzato a letto da 28 anni a causa di una grave malattia. “Abbiamo letto l’amaro sfogo contro l’Ats che la signora Luciana, la mamma di Mattia, ha affidato a Facebook e poi ripreso dai quotidiani locali”, spiega il portavoce dell’associazione, Salvatore Ruggiu. “L’abbiamo contattata e assicurato che provvederemo a fornirle a nostre spese il letto e il materasso consoni alla situazione”. Capiamo l’indignazione della signora Luciana, che si è vista proporre dalla Asl un rimborso ridicolo a fronte dei costi che avrebbe dovuto sostenere per garantire al figlio un livello di assistenza adeguato. Purtroppo il caso di Mattia non è che l’ennesima dimostrazione che l’appalto espletato dalla Regione, vinto dalla Home Care Solution di Pontedera, fa acqua da tutte le parti. Ed è l’ennesima dimostrazione della bontà della battaglia che conduciamo da oltre un anno. In nome del risparmio sono stati buttati al vento decenni di professionalità di aziende sarde che hanno sempre garantito un servizio corrispondente alle esigenze degli utenti. Ma a nostro parere la salute dei sardi non può e non deve essere sacrificata con la calcolatrice in mano. Sappiamo anche noi che le casse regionali non godono di ottima salute e ci siamo sempre detti pronti a dei sacrifici economici purché la Regione lasciasse il servizio di fornitura dei presidi ortopedici alle aziende dell’Isola. Consci anche che a pagarne le spese sarebbero stati prima di tutto i pazienti: siamo stati facili profeti. I tempi di attesa sono diventati biblici, i rimborsi da parte dell’Ats, come dimostra il caso di Mattia, sono insufficienti per poter acquistare presidi anche solo dignitosi. Infine, una perdita del 30/40 per cento del fatturato per le aziende, in molti casi costrette a licenziare i dipendenti. Ci chiediamo se in nome del risparmio sanitario sia valsa la pena causare tutto questo.


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