Storia e Monumenti di Cagliari: la recinzione del porto

La recinzione del Porto per decenni ha impedito ai cagliaritani di appropriarsi del lungomare cittadino

Prima della seconda guerra mondiale il porto di Cagliari non è altro che l’allargamento della via Roma e, soprattutto, la domenica tanta gente passeggia tra la banchine e il molo principale.
Poi le esigenze belliche costringono le autorità a militarizzare il porto che viene sottoposto a vigilanza armata per proteggere le navi militari attraccate e i materiali accatastati nei depositi.
Ai cagliaritani di conseguenza è vietato frequentare quella zona pericolosa anche per le improvvise incursioni aeree.
I ripetuti e intensi bombardamenti del 1943 distruggono praticamente tutti gli edifici dell’area portuale compresi moli, banchine e gru mentre lo specchio d’acqua antistante è ricoperto da carcasse semiaffondate di navi di ogni tipo.
Dopo l’armistizio di settembre dello stesso anno arrivano a Cagliari gli alleati che decidono subito di costruire una recinzione lungo lo scalo per proteggere le navi, le derrate alimentari e i generi di prima necessità che entro breve arriveranno come aiuti alla disastrata economia sarda. Una recinzione in filo spinato che tutti sopportano forse perché la considerano provvisoria e legata alle esigenze del momento: nulla di più sbagliato.
Infatti, quella precaria divisione sgradevole esteticamente, resiste fino al 1949 e, quando tutti si aspettano la sua rimozione, le autorità doganali e della Capitaneria di Porto, indicono una gara d’appalto sulla base di otto milioni di lire, per la costruzione di una barriera, questa volta definitiva, formata da una cancellata con base in cemento che chiuderà stabilmente l’accesso allo scalo.
Immediate sono le reazioni e le ferme proteste della stampa, dei cittadini e delle autorità comunali guidate dal neo sindaco Pietro Leo appoggiati dalla Soprintendenza ai monumenti che con una delibera sottopone a vincolo panoramico tutta la spianata del lungomare antistante la via Roma.
Proteste inutili perché la nuova recinzione viene costruita ugualmente separando quindi definitivamente la via Roma dal porto e a nulla servono le interrogazioni parlamentari e l’interessamento del ministro della Marina Mercantile.
I cagliaritani per quasi mezzo secolo sono costretti a vedere il mare dalla via Roma attraverso le sbarre e la maglia della rete di recinzione e a loro sarà vietato il libero accesso al porto.
Solo negli anni novanta quella impopolare recinzione, grazie alle lunghe battaglie del primo cittadino Mariano Delogu e di tante associazioni culturali, sarà rimossa e sostituita dall’attuale barriera gradevole esteticamente e bassa che favorisce però l’accesso alla zona portuale anche se non permette la continuità di un tempo.


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