Paura di infiltrazioni mafiose nel tessuto sociale e economico della Sardegna, i cento superboss trasferiti nell’isola fanno paura per le prospettive – tutte negative – che aprono in una terra già fortemente provata. Il governo ha deciso, la regione è stata totalmente incapace di opporsi a un’operazione che ha dell’incredibile. Dunque cento detenuti sottoposti al regime di 41 bis sono arrivati in Sardegna e sono stati trasferiti nel carcere di Uta. Un trasferimento di dimensioni eccezionali, accompagnato da un imponente dispositivo di sicurezza e destinato ad alimentare l’attenzione delle istituzioni e delle forze dell’ordine sul possibile rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nell’Isola.
I capimafia sono arrivati a bordo di diversi aerei della Guardia di Finanza, decollati dall’aeroporto di Pomezia e atterrati in tre diverse fasi nello scalo militare di Decimomannu. Da qui è partito il trasferimento verso il penitenziario di Uta, effettuato sotto una stretta sorveglianza.
Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria sono state impegnate nell’operazione. Un elicottero ha seguito dall’alto gli spostamenti, mentre l’area intorno al carcere veniva completamente blindata. Le strade adiacenti sono state chiuse durante il passaggio degli autobus con i detenuti e il principale varco del penitenziario è rimasto presidiato per diverse ore.
L’arrivo dei cento detenuti al 41 bis segue l’inaugurazione, avvenuta lo scorso luglio alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, della nuova sezione del carcere di Uta destinata proprio ai detenuti sottoposti al regime speciale.
Ora, con l’ingresso dei primi cento detenuti, la nuova sezione entra nella fase operativa. E sul territorio cresce l’attenzione per le possibili ricadute della presenza nell’Isola di esponenti di vertice delle organizzazioni mafiose.
Il timore riguarda soprattutto il rischio di infiltrazioni nel tessuto economico e sociale, con particolare attenzione al Cagliaritano. L’obiettivo della vigilanza sarà quindi impedire che eventuali collegamenti con l’esterno possano tradursi in tentativi di condizionamento o di penetrazione nell’economia legale.
Non solo: sul fronte penitenziario resta inoltre aperto il problema del sovraffollamento. Secondo quanto denunciato dall’associazione Socialismo Diritti Riforme, il carcere di Uta ospita 748 detenuti a fronte di 561 posti regolamentari. Una situazione che aggiunge ulteriori difficoltà alla gestione della struttura proprio nel momento in cui Uta diventa uno dei principali poli italiani per la detenzione al 41 bis.
Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria sono state impegnate nell’operazione. Un elicottero ha seguito dall’alto gli spostamenti, mentre l’area intorno al carcere veniva completamente blindata. Le strade adiacenti sono state chiuse durante il passaggio degli autobus con i detenuti e il principale varco del penitenziario è rimasto presidiato per diverse ore.
L’arrivo dei cento detenuti al 41 bis segue l’inaugurazione, avvenuta lo scorso luglio alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, della nuova sezione del carcere di Uta destinata proprio ai detenuti sottoposti al regime speciale.
Ora, con l’ingresso dei primi cento detenuti, la nuova sezione entra nella fase operativa. E sul territorio cresce l’attenzione per le possibili ricadute della presenza nell’Isola di esponenti di vertice delle organizzazioni mafiose.
Il timore riguarda soprattutto il rischio di infiltrazioni nel tessuto economico e sociale, con particolare attenzione al Cagliaritano. L’obiettivo della vigilanza sarà quindi impedire che eventuali collegamenti con l’esterno possano tradursi in tentativi di condizionamento o di penetrazione nell’economia legale.
Non solo: sul fronte penitenziario resta inoltre aperto il problema del sovraffollamento. Secondo quanto denunciato dall’associazione Socialismo Diritti Riforme, il carcere di Uta ospita 748 detenuti a fronte di 561 posti regolamentari. Una situazione che aggiunge ulteriori difficoltà alla gestione della struttura proprio nel momento in cui Uta diventa uno dei principali poli italiani per la detenzione al 41 bis.












