Sindacati e docenti in rivolta all’Università di Cagliari: “Maxi indennità per il Rettore, ora trasparenza sui compensi”

Secondo il docente Fercia il Magnifico percepirà “più del doppio della propria precedente indennità, finanche in via retroattiva, per cui, per il 2023 e 2024, il collega Mola, oltre allo stipendio di professore ordinario si vedrà erogata in busta paga la somma di 204 mila euro”. Aumenti anche per i tutti i vertici dell’Ateneo. Protestano anche i sindacati: “Dati non accessibili in modo trasparente”


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Esplode la polemica all’Università. La decisione di aumentare le indennità di carica ai vertici (in linea con quanto sta accadendo in tutti gli atenei italiani) della governance e degli organi di controllo ha scatenato feroci polemiche nel mondo accademico cagliaritano.  Le critiche non vertono tanto sul merito della decisione. Le perplessità riguardano soprattutto il metodo adottato. Riccardo Fercia, ordinario di Diritto romano e diritti dell’antichità dell’Università di Cagliari, è uno dei più duri avversari del provvedimento. Il prof spiega che i dati ad accesso civico dimostrano l’aumento da 60 mila a 132 mila euro, “per di più retroattivo al 2023”, per l’indennità di Magnifico Rettore. Si tratta, tuttavia, di un “compenso in via di rideterminazione” in attesa del provvedimento ministeriale di approvazione.

Ma il docente rileva che “anche se fosse emesso in senso favorevole, sarebbe del tutto irrilevante sul piano della politica accademica, perché il collega cui abbiamo conferito l’onore immenso di rappresentare ed amministrare Unica ha ottenuto per delibera di Senato accademico e Consiglio di amministrazione più del doppio della propria precedente indennità, finanche in via retroattiva, per cui, per il 2023 e 2024, il collega Mola, oltre allo stipendio di professore ordinario (e sul punto attendiamo di sapere quale riduzione dell’impegno didattico sia stata concessa dal Senato accademico), si vedrà erogata in busta paga la somma di 204 mila euro (detraendo i 60 mila che già spettavano). Posso dire che solo la nuova indennità di 132 mila è molto, ma molto più alta del mio stipendio di PO alla terza classe”.

Fercia chiede le delibere, con il parere favorevole del Senato Accademico e del Consiglio di amministrazione “non solo per vedere ordine del giorno, discussione e chi e come abbia votato, ma anche per farci un’idea della loro legittimità o meno, tanto più che il provvedimento ministeriale non potrebbe comunque sanarne eventuali vizi, ed anzi se ve ne fossero sarebbe viziato da invalidità derivata proprio l’atto ministeriale.  Tutte le domande da me poste al Collega Mola attendono, a questo punto, ancora una risposta che pervenga all’intera comunità di Unica. Resta sullo sfondo”, conclude, “la necessità oggettiva ed assoluta che i prossimi candidati rettori si impegnino al ripristino immediato delle indennità precedenti, unitamente al superamento delle altre criticità segnalate”.

Anche i sindacati chiedono lumi. “Un’iniziativa, i cui dettagli risultano tuttora non accessibili in maniera trasparente alla comunità universitaria, che potrebbe compromettere il rapporto di affidamento democratico intercorrente tra il personale e i vertici accademici”, dichiarano Emanuele Usai, Flc Cgil, Alessandra Sorcinelli, Uil Rua, Barbara Tuveri, FGU Università, Antonello Strazzera, Confsal/Cisapuni e Michela Farci, Rsu, “ricordiamo che gli incrementi delle indennità interverrebbero in una fase di congiuntura economica caratterizzata da una pesante riduzione del potere d’acquisto da parte del personale, a causa dell’inflazione, dei ritardi e dell’inadeguatezza degli incrementi retributivi contrattuali nazionali e della riduzione e svuotamento del fondo del trattamento accessorio. Riteniamo quindi necessario chiedere un chiarimento attraverso un incontro urgente con il Rettore per comprendere meglio la reale situazione e gli intendimenti di merito dell’Ateneo. Su questo argomento attiveremo tempestivamente l’interlocuzione con i rappresentanti del personale negli organi accademici”.


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