Scuola, la Sardegna rischia la desertificazione: nel 2040 il 40% in meno di studenti e docenti. La UIL Sardegna e UIL Scuola Sardegna: «Tagli inaccettabili. L’Isola paga il prezzo più alto, servono investimenti su organici ed edilizia scolastica»
“Un declino demografico allarmante unito a tagli lineari rischiano di infliggere il colpo definitivo al sistema d’istruzione sardo”. E’ l’allarme lanciato dalla segretaria generale della Uil Sardegna Fulvia Murru e dal segretario generale della UIL Scuola Sardegna Giuseppe Corrias. Al centro della presa di posizione sindacale ci sono i provvedimenti previsti dal disegno di legge di Bilancio. A livello nazionale la manovra prevede a regime una decurtazione di quasi 15.000 posti nell’arco di un triennio scolastico: 4.925 docenti e 2.049 unità di personale ATA a partire dall’anno 2027/28, che si sommano ai tagli già deliberati (5.660 cattedre dal 2025/26 e 2.174 ATA dal 2026/27), per un totale complessivo di 14.808 posizioni soppresse. Scelte definite «inaccettabili» e già contestate sul piano nazionale da PierPaolo Bombardieri, segretario generale della UIL, e Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola, che nell’Isola rischiano di tramutarsi in una vera e propria emergenza democratica e sociale.
I numeri dello spopolamento: Sardegna maglia nera d’Italia nel 2040
«I dati emersi dalle recenti elaborazioni della Fondazione Agnelli su base Istat proiettano la nostra regione verso un futuro drammatico -, denunciano Murru e Corrias – Tra quattordici anni la Sardegna registrerà la perdita più pesante dell’intero panorama nazionale: gli studenti crolleranno a quota 128.029, con una flessione del 37,9%. Il taglio delle classi sfiorerà il 40% (-39,7%, attestandosi a sole 5.535 unità) e i docenti caleranno del 39,6%, con ben 9.765 cattedre in fumo. Indicatori sensibilmente peggiori rispetto a quelli della Basilicata, seconda regione più colpita con flessioni attorno al 32%».
«La denatalità non può e non deve costituire l’alibi del governo per ritirare la presenza dello Stato dai territori – incalza Corrias – Il calo delle nascite dovrebbe invece essere trasformato nell’occasione storica per ripensare la scuola: ridurre stabilmente il numero di alunni per classe, cancellare l’indecenza delle classi pollaio, potenziare il tempo pieno e tutelare l’offerta formativa nei piccoli comuni e nelle zone interne, dove la chiusura di un plesso equivale alla condanna a morte della comunità».
Accanto alla crisi degli organici e delle nascite, la UIL punta i riflettori sullo stato drammatico dell’edilizia scolastica nell’Isola.
«Non può esistere diritto allo studio né dignità del lavoro se non si garantisce anzitutto l’incolumità fisica di studenti, insegnanti e personale – Murru e Corrias – Il patrimonio edilizio scolastico sardo è per larga parte obsoleto: la stragrande maggioranza degli edifici risulta carente delle certificazioni di agibilità e prevenzione incendi o necessita di interventi strutturali urgenti. Infiltrazioni, crolli di intonaco, barriere architettoniche ancora invalicabili e la cronica assenza di palestre e laboratori adeguati costringono intere generazioni a fare lezione in contesti non all’altezza di un Paese civile».
«I gravosi ritardi burocratici e la complessità nell’impiego concreto dei fondi PNRR rischiano di lasciare incompiuti interventi indispensabili – prosegue la segretaria generale UIL Sardegna – Associare a plessi degradati la mannaia del dimensionamento scolastico e il taglio degli organici equivale ad alimentare una micidiale spirale di dispersione scolastica e spopolamento forzato, che penalizza in primis i giovani e le famiglie sarde».
Le richieste
«Chiediamo al Parlamento e all’esecutivo nazionale di cancellare immediatamente dal testo della legge di Bilancio qualsiasi taglio a docenti e ATA – concludono Murru e Corrias – Sollecitiamo la Regione ad aprire un confronto serrato con il governo centrale per rivendicare parametri peculiari legati all’insularità e alla dispersione territoriale, avviando al contempo una cabina di regia straordinaria per la riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici di tutta l’Isola. Tagliare sulla scuola significa rinunciare al futuro della Sardegna: noi non lo permetteremo».









