L’allarme parte da Cagliari-Elmas, dove il rincaro del carburante e l’aumento dei costi aeroportuali rischiano di tradursi in meno voli, tariffe più alte e collegamenti sempre più ridotti con il resto d’Italia e dell’Europa. Lo scalo del capoluogo, principale porta d’ingresso dell’isola, potrebbe essere tra i più penalizzati dalle nuove strategie delle compagnie aeree.
Le prime avvisaglie si vedono già nei programmi estivi di alcuni vettori, con frequenze ridotte e tratte meno redditizie finite sotto osservazione. A preoccupare però, nel momento in cui si rischia di avere poco carburante, sono soprattutto i collegamenti con il Nord Italia, in particolare Bergamo, Malpensa e altre destinazioni fondamentali per lavoratori, studenti e pendolari. Sabato scorso, infatti, la Air Bp Italia ha fatto sapere alle compagnie aeree che sarà costretta a limitare i rifornimenti di carburante in quattro scali italiani (Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia) fino a giovedì a causa del prolungamento del conflitto che ha portato al blocco delle petroliere nello stretto di Hormuz. Gli aeroporti italiani stanno facendo i conti con bollette più alte e spese di gestione in aumento, che si riflettono sui costi di atterraggio e sosta per le compagnie. Il rischio concreto è che i vettori taglino ulteriormente le rotte considerate marginali.
Per la Sardegna, ovviamente, il contraccolpo sarebbe pesante con il rischio concreto di restare sempre più isolata e tagliata fuori dal mondo. I collegamenti tra Cagliari, Roma e Milano restano essenziali non solo per il turismo, ma anche per motivi sanitari, di studio e di lavoro. Intanto, chi viaggia deve fare già i conti con biglietti più cari, maggiore difficoltà nel trovare voli e meno possibilità di spostarsi in tempi rapidi. Con la possibilità concreta che i problemi di rifornimento e costi di carburante investano anche i traghetti.












