5,20 euro a pasto per i non residenti, “come se nel piatto dei bambini ci siano aragosta, champagne o almeno un servizio al tavolo”.
“Sono una madre lavoratrice, titolare di un’attività nel territorio, e per motivi familiari, logistici e organizzativi – comuni a tante famiglie – mio figlio frequenta l’asilo a Sardara. I miei parenti più stretti vivono qui, il lavoro è qui, la quotidianità si svolge qui” spiega la donna a Casteddu Online.
“Finora, come avveniva negli anni precedenti, la mensa veniva pagata in base all’ISEE, con una lieve maggiorazione per i non residenti: una scelta comprensibile ed equilibrata. Quest’anno, però, il Comune ha deciso di “innovare”: quota fissa di 5,20 euro a pasto per tutte le famiglie non residenti, indipendentemente dall’ISEE. Cinque euro e venti. Una cifra che fa pensare non a una mensa scolastica, ma a una mensa a cinque stelle. La realtà è amara. Questa decisione arriva in un contesto di aumento generalizzato dei costi, che ha interessato tutte le famiglie, sia residenti che non residenti. Gli aumenti non riguardano solo la mensa, ma si inseriscono in un quadro più ampio di rincari che pesano sui bilanci familiari, generando malcontento diffuso.
In questo scenario, la scelta di applicare la tariffa massima ai non residenti appare ancora più penalizzante e sproporzionata. Colpisce famiglie che, per necessità e non per capriccio, mandano i propri figli a scuola in un Comune diverso da quello di residenza. Famiglie che lavorano, che contribuiscono all’economia locale, che vivono il paese ogni giorno.
Fa ancora più riflettere il confronto con i Comuni limitrofi, dove le politiche per l’infanzia e per le famiglie – residenti e non – risultano decisamente più attente, inclusive e sensibili alle reali esigenze di chi cresce figli oggi, tra lavoro, incastri logistici e sacrifici quotidiani.
Fare cassa sui pasti dei bambini non è una politica sociale: è una scorciatoia che scarica il peso sulle famiglie invece di sostenerle.
E in un momento storico in cui tutti parlano di natalità, di aiuti alla genitorialità e di sostegno al lavoro, decisioni come questa vanno nella direzione opposta.
Spero che questa segnalazione possa aprire una riflessione pubblica, perché dietro ogni vassoio della “mensa a cinque stelle” ci sono famiglie vere, bambini veri e problemi molto concreti”.
Il sindaco Zucca: “Tale importo risulta in linea con il costo dei pasti applicato nei Comuni limitrofi. Fino ad oggi, il Comune di Sardara ha sostenuto oltre il 50% del costo del servizio mensa; tuttavia, al fine di garantire un’equa e sostenibile gestione delle risorse comunali, si è reso necessario rimodulare la contribuzione, limitando la percentuale a carico dell’Ente.
Si evidenzia inoltre che la quota applicata agli utenti non residenti non può considerarsi particolarmente onerosa, contrariamente a quanto evidenziato.
Le ulteriori considerazioni esposte, inoltre, non risultano sufficienti a giustificare l’applicazione di una tariffa più bassa per i non residenti, in quanto il criterio adottato si fonda su principi di equità e sostenibilità economica del servizio”.












