Adolescenti fragili, da Cagliari un messaggio chiaro: le famiglie non possono essere lasciate sole. Grande partecipazione al convegno promosso dall’Associazione Epoché. Sanità, scuola, servizi sociali e istituzioni a confronto su prevenzione, integrazione e capacità di intervenire prima che il
disagio diventi emergenza. Tra i presenti anche Martina Marras che ha presentato “Restare”, la storia di Federica,17 anni, che dopo aver subito un grave trauma, ha dovuto affrontare diversi problemi in famiglia e a scuola.
Dopo diversi episodi critici, dove manifestava il suo malessere in vari modi, ha accettato l’inserimento in una comunità terapeutica per affrontare i suoi mostri interni, le sue paure e le sue fragilità.
Una sala molto partecipata e un confronto che ha messo attorno allo stesso tavolo competenze ed esperienze diverse. È il risultato del convegno “Adolescenti fragili: la solitudine delle famiglie”, promosso dall’Associazione Epoché e ospitato il
23 settembre dalla Fondazione di Sardegna a Cagliari.
Ad aprire i lavori è stata la relazione introduttiva di Caterina Deidda, Presidente dell’Associazione Epoché, che ha richiamato i profondi cambiamenti che attraversano il mondo
degli adolescenti e delle loro famiglie e la necessità che anche i servizi sappiano cambiare
insieme ai bisogni. “Non possiamo continuare a dare risposte vecchie a bisogni nuovi”: da qui il
richiamo ad arrivare prima, prima che una fragilità diventi sofferenza profonda e prima che
l’emergenza resti l’unico spazio possibile di intervento. Una responsabilità che riguarda servizi, scuola, istituzioni e l’intera comunità, perché l’educazione deve tornare a essere una
responsabilità collettiva.
Significativa la presenza delle istituzioni. Sono intervenuti per i saluti Micaela Morelli,
Vicepresidente della Fondazione di Sardegna; Giuseppe Meloni, Vicepresidente della Regione
Sardegna e Assessore della Programmazione e del Bilancio; Giulia Andreozzi, Assessora alla
Pubblica Istruzione del Comune di Cagliari; Rosanna Mura, Difensora civica regionale. Interventi puntuali e pienamente dentro i temi della giornata, segno dell’attenzione istituzionale verso il disagio giovanile e la condizione delle famiglie.
Il confronto ha coinvolto Alessandro Coni, Direttore sanitario della ASL 8 e Direttore del
Dipartimento di Salute Mentale di Cagliari; Silvio Maggetti, neuropsichiatra infantile; Lorena
Cordeddu, dirigente dei Servizi sociali del Comune di Quartu; Roberto Scema, dirigente
dell’Istituto Comprensivo di Villamar; Alessandro Montisci, psichiatra ASARP; Carla Fundoni, Presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali del Consiglio regionale della Sardegna;
Daniela Falconi, Presidente di ANCI Sardegna.
Dai diversi punti di osservazione è emersa una questione comune: la rete non può dipendere
soltanto dalla sensibilità e dalla buona volontà dei singoli operatori. Deve diventare sistema,
attraverso una programmazione capace di mettere in comunicazione servizi e professionalità e di accompagnare ragazzi e famiglie prima che le situazioni raggiungano livelli di forte criticità.
“Non possiamo chiedere alle famiglie di trovare da sole la strada tra servizi, competenze e
istituzioni proprio quando sono più fragili – sottolinea Caterina Deidda –. Occorre investire nella prevenzione e costruire una rete che non esista soltanto sulla carta o grazie alla disponibilità del singolo professionista. Il disagio degli adolescenti non è una questione privata delle loro famiglie: riguarda tutta la comunità”.
Le conclusioni sono state affidate alla Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della
Sardegna, Anna Cau, che ha raccolto i principali temi emersi e richiamato la necessità di dare
continuità al confronto.
La grande partecipazione in sala e attraverso la diretta streaming conferma quanto il tema sia
sentito e quanto siano necessari spazi pubblici nei quali famiglie, professionisti e istituzioni
possano incontrarsi.
Per Epoché il convegno non rappresenta un punto di arrivo, ma un percorso da proseguire:
riportare l’educazione a essere una responsabilità collettiva, rafforzare la prevenzione e costruire risposte capaci di non lasciare soli né i ragazzi né le loro famiglie.












