Svolta della Corte di Cassazione sul caso di Daniele Concu, l’elettricista della Marina Militare che nel 1952 salvò una nave e il suo equipaggio: i giudici hanno stabilito che i benefici previsti per le vittime del dovere spettano anche ai figli non fiscalmente a carico, riaprendo così la vicenda giudiziaria.
La decisione arriva dopo anni di contenzioso avviato dai familiari, ai quali tali diritti erano stati negati dopo la morte di Concu, avvenuta nel 2020, nonostante il riconoscimento come vittima del dovere già sancito nel 2014 dal Tribunale di Oristano.
All’origine della vicenda, l’episodio dell’aprile 1952, quando Concu, elettricista a bordo della torpediniera Orione, intervenne per oltre 48 ore per domare un incendio nella sala motori, evitando l’affondamento dell’unità e mettendo in salvo l’equipaggio. Un’azione che gli causò gravi danni all’apparato cardio-respiratorio, poi riconosciuti come dipendenti da causa di servizio.
Dopo la sua scomparsa, i figli – tra cui Claudio, promotore del ricorso insieme alle sorelle Maria Luisa e Maria Giuseppina – si erano visti negare i benefici dalla Corte d’Appello di Brescia, che aveva ritenuto decisiva l’assenza del requisito del carico fiscale.
La Cassazione ha ora annullato quella decisione, affermando un principio destinato ad avere effetti su casi analoghi e superando le interpretazioni restrittive finora adottate.
“Non si può negare un diritto per una questione puramente formale”, commenta l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che assiste la famiglia. Restano aperte ulteriori azioni per il pieno riconoscimento dei diritti, sul piano previdenziale e risarcitorio.













