Rubinetti a secco ad Assemini e Sestu, cittadini esasperati per l’ennesimo guasto che ha messo ko la rete idrica: “È necessario adottare misure preventive più incisive e proporzionate, al fine di tutelare la salute pubblica, l’igiene e, soprattutto, la disponibilità della risorsa idrica per i bisogni essenziali della cittadinanza”.
Tubi che saltano all’improvviso e che determinano l’interruzione dell’acqua nei centri abitati per permettere agli operatori di Abbanoa di intervenire per riparare l’ennesimo guasto. Il risultato? Infinite ore senza acqua, depositi prosciugati e con le temperature roventi sale anche la tensione tra chi, sino a notte fonda, ha atteso con impazienza il ritorno del bene primario per una doccia rinfrescante.
I sindaci Puddu e Cossa hanno comunicato costantemente gli aggiornamenti, che non sono stati sufficienti per placare l’esasperazione dei cittadini.
Non è la prima volta infatti che si verificano guasti: viene così avanzata la richiesta di un intervento preventivo per evitare il ripetersi dei disagi. “La giurisprudenza amministrativa ha più volte chiarito che il ricorso a tali strumenti deve essere fondato su una situazione concreta e attuale di pericolo, caratterizzata da urgenza, e che le misure adottate devono essere temporanee, adeguatamente motivate e proporzionate rispetto al rischio da fronteggiare, soprattutto quando incidono sulle attività economiche o sulle libertà dei cittadini” spiega un residente Luca U.
“Nel caso specifico, l’esperienza delle precedenti interruzioni evidenzia come una sola giornata di sospensione dell’erogazione possa determinare, nel giro di poche ore, il sostanziale esaurimento delle riserve disponibili, lasciando numerosi cittadini senz’acqua dalla mattina fino alla notte, in attesa del ripristino dell’erogazione e del successivo riempimento dei serbatoi.
Una simile situazione pone evidentemente un problema di tutela dei bisogni essenziali della popolazione e rende necessario intervenire preventivamente sui consumi non essenziali, evitando che la risorsa residua venga utilizzata per attività che possono essere ragionevolmente sospese durante la fascia interessata dall’interruzione.
Per tale ragione, si chiede al Comune di valutare, anche d’intesa con il gestore del servizio idrico, l’adozione di provvedimenti temporanei che prevedano, limitatamente agli orari interessati dall’interruzione: la sospensione delle attività caratterizzate da un elevato consumo idrico che non dispongano di adeguati sistemi autonomi di accumulo e che, pertanto, per poter operare utilizzino direttamente la rete idrica; specifiche limitazioni agli utilizzi non essenziali dell’acqua durante la fase di emergenza; controlli effettivi sul rispetto delle eventuali limitazioni disposte;
una particolare attenzione alle attività che, per la propria natura, possono determinare consumi significativi, come autolavaggi, lavanderie e altre attività che fanno un uso intensivo della risorsa idrica.
Non si tratta, evidentemente, di penalizzare indiscriminatamente le attività economiche, ma di adottare misure temporanee e proporzionate esclusivamente nelle ore di maggiore criticità, dando priorità all’approvvigionamento della popolazione e ai bisogni essenziali.
Analoga attenzione dovrebbe essere rivolta agli usi privati non essenziali. In più di un’occasione, infatti, è stato possibile constatare, durante giornate interessate da interruzioni idriche, l’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione di giardini e piante ornamentali, nonché per il lavaggio di autovetture.
Sono comportamenti che, presi singolarmente, possono sembrare irrilevanti, ma che diventano particolarmente significativi quando la disponibilità della risorsa è già fortemente ridotta e la popolazione si trova costretta a rimanere senz’acqua per molte ore.
È pertanto opportuno che, in occasione delle interruzioni programmate, il Comune non si limiti a un generico richiamo al senso civico, ma valuti anche adeguate attività di informazione, prevenzione e controllo, affinché la risorsa residua venga destinata prioritariamente agli usi essenziali”. Non solo: “Un ulteriore aspetto riguarda la comunicazione alla popolazione.
L’attuale modalità di informazione, affidata prevalentemente ai social network e ai canali digitali, non può essere considerata esaustiva né realmente inclusiva nei confronti dell’intera cittadinanza.
Una parte della popolazione, in particolare le persone anziane e coloro che non utilizzano abitualmente i social network o gli strumenti digitali, rischia infatti di non ricevere tempestivamente informazioni relative all’interruzione, agli orari previsti e alle eventuali variazioni.
A ciò si aggiunge il sistema di comunicazione del gestore Abbanoa. In passato sono stati utilizzati anche strumenti di comunicazione diretta tramite SMS e posta elettronica; tuttavia, per quanto riscontrabile dall’esperienza degli utenti, tale servizio non è stato sempre disponibile o utilizzato con continuità, risultando comunque discontinuo e, in alcuni periodi, pressoché assente.
Sarebbe pertanto auspicabile che, in occasione di interruzioni programmate o di particolare rilevanza, il Comune si faccia parte attiva affinché le informazioni raggiungano la popolazione attraverso una pluralità di canali: sito istituzionale, social network, comunicati, avvisi pubblici e, ove disponibili, sistemi di messaggistica diretta.
Un’interruzione idrica che lascia una parte della città senz’acqua dalla mattina fino alla notte non può essere considerata un semplice disagio da comunicare ai cittadini: richiede una gestione preventiva dell’emergenza, una corretta informazione e, laddove necessario, misure temporanee volte a ridurre i consumi non essenziali.
L’emergenza idrica non può quindi essere affrontata esclusivamente attraverso comunicazioni social o richiami generici al senso civico, ma richiede una gestione coordinata tra Comune e gestore, misure preventive concrete, controlli effettivi e limitazioni proporzionate dei consumi non essenziali, con la priorità assoluta di garantire l’acqua necessaria ai bisogni fondamentali della popolazione”.










