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Home campidano

Riforme, Deriu e Demuro: ormai improrogabili

di robycollu
22 Giugno 2017
in campidano, sardegna

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La Sardegna potrà ambire a un futuro migliore con la partenza di un sistema delle autonomie locali più organico e con quelle riforme istituzionali troppe volte annunciate e mai realizzate: al convegno “Il destino della Sardegna al tempo delle riforme istituzionali”, questo è stato il filo conduttore degli interventi degli assessori degli Enti Locali Cristiano Erriu e degli Affari generali Gianmario Demuro.

La tavola rotonda, organizzata dall’Associazione Ex parlamentari assieme alla Fondazione Banco di Sardegna, alla Cgil regionale e all’Associazione Nazionale delle piccole e medie imprese edili, ha messo a confronto, proprio nei giorni in cui è particolarmente animato il dibattito sulle riforme costituzionali volute dal governo di Matteo Renzi, sindacalisti, rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, parlamentari, alla presenza del sottosegretario degli Affari regionali Gianclaudio Sbressa.

Per Cristiano Erriu, la riforma degli enti locali (che verrà presto discussa dal Consiglio regionale dopo il proficuo confronto con l’Anci) “pone la Regione di fronte alla grande opportunità di costruire un nuovo ordinamento organico e sistematico, imperniato su una autentica sussidiarietà, che porrà fine a quella lunga epoca di frammentazione e di incertezze sui compiti e le funzioni delle autonomie locali”. Il tema è legato sia alla riforma della macchina regionale, che ha compiuto i primi passi in questi mesi, ma anche al consolidamento del sistema delle Città metropolitane individuato dalla riforma Delrio, che include anche la città di Cagliari. “Dopo una lunga discussione, – ha puntualizzato l’assessore degli Enti locali – si è optato per un’area metropolitana che non coprisse l’intero territorio della Provincia capoluogo, come è successo in alcune Regioni ordinarie, ma che individui servizi e fabbisogni secondo un modello di città metropolitana ristretta, cioè che riguarda una piccola parte di Comuni della Provincia”. L’esponente della Giunta ha ricordato anche che in Sardegna “ci sono altri due territori a vocazione metropolitana e con i giusti requisiti economici e sociali: Sassari e Olbia”. L’unico vero ostacolo al nuovo disegno delle autonomie locali è legato al caos che in questo momento riguarda il futuro delle Province: “Sono una presenza ingombrante per qualsiasi ristrutturazione del sistema degli enti locali – ha avvisato Erriu – Qualora arrivasse l’esito del ricorso alla Corte costituzionale sul commissariamento della Provincia di Cagliari prima dell’approvazione della riforma degli enti locali, arriveremmo al paradosso di nuove elezioni provinciali: sarebbe il caos”. L’auspicio, ha concluso il responsabile degli Enti locali, “è che tutti i problemi, le difficoltà e le contraddizioni connesse alla dismissione delle Province rimangano al primo posto dell’agenda politica”.

Dal canto suo, Gianmario Demuro ha ricordato che la specialità della Sardegna e delle altre Regioni a Statuto speciale “non è in pericolo: il presidente della Toscana Rossi si è svegliato tardi, il testo della riforma costituzionale del governo la prevede”. Ma, specialità o meno, il punto è uno: “di riforme si è parlato per 30 anni: è arrivata l’ora di farle, e in breve tempo”. Demuro ha difeso il ruolo delle Regioni: “Oggi tanto discusse, sono state il diretto interlocutore dei cittadini nella tutela dei diritti sociali, soprattutto in campi di intervento primario come sanità, lavoro e mobilità”, ha detto. “Da questo non si può tornare indietro e qualsiasi riforma, compresa quella costituzionale in discussione in queste settimane, deve essere finalizzata a una maggiore efficienza per la vita della comunità”. Per quanto riguarda la Sardegna, Demuro si è detto concorde col presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, che in un intervento precedente aveva esortato a “tenerci ben stretto lo Statuto”.

Però lo Statuto va reso più efficace e per questo l’assessore ha tracciato come obiettivo raggiungibile l’approvazione delle leggi di riforma della Regione, tra cui la legge statutaria, di cui la Sardegna è orfana fin dal 2009. Con un’avvertenza: “Nel momento in cui noi interveniamo sulle leggi che regolano il nostro sistema politico e la macchina amministrativa e ci occupiamo, per esempio, di una cosa che si fa in tutta Europa come il controllo delle nomine dell’esecutivo da parte dell’assemblea legislativa o della riorganizzazione degli assessorati, che già dal nome descrivono una Sardegna che non esiste più, quello che dobbiamo avere chiaro è perché lo stiamo facendo”, ha detto Gianmario Demuro. “Qualunque riforma –ha detto il responsabile degli Affari generali – deve avere un’anima e non consiste nel muovere meglio le pratiche ma nell’avere un sistema efficiente nei campi di diretta responsabilità regionale come sanità, trasporti, agricoltura”. Un passaggio fondamentale riguarda però la legge elettorale: “Oggi fotografa ogni singola aree della Sardegna e questo radicamento territoriale, se da un lato può essere un bene sotto il profilo della rappresentanza, dall’altro rende più difficile l’unità del Consiglio. – ha spiegato Demuro – E poi va sanato un grosso vulnus: mancano ancora molte donne per arrivare alla metà esatta del Consiglio regionale”. L’obiettivo di tutto il processo riformatore non “deve però perdere di vista la tutela dei diritti sociali, – ha insistito ancora l’assessore – e abbiamo il dovere di fare le migliori riforme possibili per garantirli”.

 

 

Tags: DemuroderiuimprorogabiliRiforme
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