L’orrore è stato compiuto al parco comunale di un centro dell’hinterland di Cagliari, azioni perfide, violente messe in atto con sadismo mentre due ragazzine riprendevano tutto con il cellulare. Le sevizie sono state scoperte pochi giorni fa ed è subito partita la denuncia, presentata dalla famiglia presso la stazione dei carabinieri del comune.
In tanti hanno appreso con sgomento e incredulità la violenza inflitta al piccolo e, anche attraverso i social, sono state esposte numerose manifestazioni di affetto e vicinanza verso la famiglia, diventando uno scudo di protezione verso il figlio di tutti e respingendo categoricamente ogni forma di violenza.
In tanti hanno appreso con sgomento e incredulità la violenza inflitta al piccolo e, anche attraverso i social, sono state esposte numerose manifestazioni di affetto e vicinanza verso la famiglia, diventando uno scudo di protezione verso il figlio di tutti e respingendo categoricamente ogni forma di violenza.
“Ci sono azioni e dolori che nella vita segneranno per sempre… un bimbo con la sua famiglia , una comunità intera che reagisce come se avessero toccato il figlio di ognuno di noi. Ed è appunto qua che la parola comunità acquisisce un significato fondamentale:
La condanna a gesti inqualificabili, meschini, abominevoli di questo tipo è all’unanimità.
Tutti siamo sgomenti e inorriditi.
Credo di parlare a nome di tutti nel voler dare un abbraccio, seppur virtuale, al bimbo e la famiglia coinvolta” si legge.
“Sono profondamente sconcertata e indignata per quello che è successo.
Qui non stiamo parlando di una presa in giro, di uno scherzo finito male o di un semplice episodio di bullismo. Quando un gruppo di ragazzini arriva a picchiare, umiliare, terrorizzare e seviziare un loro coetaneo, siamo davanti a fatti di una gravità enorme.
E sinceramente mi chiedo: come si può, a quell’età, avere tanta crudeltà? Come si può continuare davanti alla paura e alla sofferenza di un altra persona? Come si può partecipare, guardare, incoraggiare, filmare o magari perfino divertirsi?
Non basta dire “sono minorenni”. Non basta dire “sono ragazzi”. L’età non può diventare una scusa per cancellare la responsabilità di gesti così gravi.
Spero che venga fatta piena luce su tutto e che nessuno pensi di chiudere questa vicenda con una pacca sulla spalla o con la parola “bullismo”. Chi ha fatto certe cose deve capire fino in fondo la gravità delle proprie azioni e deve esserci una risposta seria, concreta e proporzionata a quello che è accaduto.
Perché mentre magari qualcuno proverà a giustificare, minimizzare o trovare attenuanti, c’è un’altra persona che porterà dentro di sé quello che ha subito.
E questo non è accettabile.
Mi auguro che la giustizia, le famiglie e tutte le istituzioni coinvolte facciano fino in fondo la loro parte. Perché davanti a fatti simili il silenzio, la minimizzazione e l’impunità sarebbero un secondo torto fatto alla vittima” scrive un’altra cittadina.
La condanna a gesti inqualificabili, meschini, abominevoli di questo tipo è all’unanimità.
Tutti siamo sgomenti e inorriditi.
Credo di parlare a nome di tutti nel voler dare un abbraccio, seppur virtuale, al bimbo e la famiglia coinvolta” si legge.
“Sono profondamente sconcertata e indignata per quello che è successo.
Qui non stiamo parlando di una presa in giro, di uno scherzo finito male o di un semplice episodio di bullismo. Quando un gruppo di ragazzini arriva a picchiare, umiliare, terrorizzare e seviziare un loro coetaneo, siamo davanti a fatti di una gravità enorme.
E sinceramente mi chiedo: come si può, a quell’età, avere tanta crudeltà? Come si può continuare davanti alla paura e alla sofferenza di un altra persona? Come si può partecipare, guardare, incoraggiare, filmare o magari perfino divertirsi?
Non basta dire “sono minorenni”. Non basta dire “sono ragazzi”. L’età non può diventare una scusa per cancellare la responsabilità di gesti così gravi.
Spero che venga fatta piena luce su tutto e che nessuno pensi di chiudere questa vicenda con una pacca sulla spalla o con la parola “bullismo”. Chi ha fatto certe cose deve capire fino in fondo la gravità delle proprie azioni e deve esserci una risposta seria, concreta e proporzionata a quello che è accaduto.
Perché mentre magari qualcuno proverà a giustificare, minimizzare o trovare attenuanti, c’è un’altra persona che porterà dentro di sé quello che ha subito.
E questo non è accettabile.
Mi auguro che la giustizia, le famiglie e tutte le istituzioni coinvolte facciano fino in fondo la loro parte. Perché davanti a fatti simili il silenzio, la minimizzazione e l’impunità sarebbero un secondo torto fatto alla vittima” scrive un’altra cittadina.













