Quartu, sala bar con vetrate e ripostiglio abusivi: sì alla demolizione di metà Mai Tai

I giudici danno ragione al Comune, la caffetteria di Bellavista si è ampliata oltre i limiti previsti, andando addirittura ad occupare una strada. L’assessore Vanini: “I sopralluoghi fatti ci hanno dato ragione”. Fine anche della battaglia legale del Jinny Beach, il locale del Poetto: il gestore aveva già sanato quasi tutti gli abusi notati dall’amministrazione comunale, “ora spero di poter riaprire”

Il bar Mai Tai di Quartu si è ampliato oltre i limiti previsti e, dopo le verifiche fatte dal Comune, arriva la legnata da parte dei giudici del Tar, che confermano l’ordinanza di demolizione delle parti abusive. Si tratta, in particolare, di “una struttura adibita a sala per la somministrazione” realizzata con attorno “vetrate per tre lati” su sessantaquattro metri quadrati, di un ripostiglio di 23 metri quadri realizzato con cemento e pannelli coibentati e di una vetrata lunga trenta metri. Un’espansione arrivata sino a via Is Pardinas, cioè su strada pubblica. Il ricorso presentato contro l’amministrazione comunale, e perso, è stato fatto da Assunta Aroni, proprietaria del centro commerciale Bellavista sas, mentre Laura Scalas, gestrice del Mai Tai, non si è costituita in giudizio. A nulla sono valsi i documenti portati dalla Aroni, i giudici hanno stabilito che “le opere realizzate abusivamente sono precisamente individuate nel verbale di constatazione del Nucleo di Vigilanza Edilizia”, avvenuto nel 2015, e che “l’ordinanza di demolizione può essere emanata”. Sarà ora compito dell’autorità amministrativa eseguire la sentenza.
E, sempre dal Tar, arrivano novità anche sulla partita legale tra i gestori del Jinny Beach, nel Poetto di Quartu, e il Comune. Il gestore del locale aveva trascinato l’amministrazione davanti ai giudici dopo blocchi, chiusure e multe per delle opere, ritenute abusive dagli uffici comunali (fioriere, pedane, un cancello, una vasca rettangolare e parte del ristorante), tutte già sanate dal titolare del chiosco, che si era ingrandito oltre i limiti previsti. Si salvano lo stabilimento balneare e una parte del ristorante, alla fine non c’è nessuna condanna. L’assessore all’Urbanistica Aldo Vanini, premettendo che “si tratta di una vicenda iniziata nel corso della precedente amministrazione”, dice che “ci sono sopralluoghi e fatti documentati. Viene riconosciuta al Jinny Beach la possibilità di esercitare le attività commerciali nelle parti non abusive, la sentenza è chiara, gli stessi proprietari non negano gli abusi ma hanno fatto ricorso sui tempi e su un diritto di silenzio assenso sconfessato dal Tar”. L’avvocato del Comune, Franco Maurizio Bandiera, aggiunge che “il nucleo iniziale del Jinny Beach autorizzato era regolare, poi ci sono stati tanti ampliamenti realizzati senza autorizzazioni e finalizzati a un utilizzo diverso, come anche la zona ristorante”. L’attuale gestore, Gianluca Baghino, allarga le braccia: “Ora dovrò capire se riuscirò ad aprire e salvare la stagione estiva, siamo già a luglio”. Il suo legale, Elia Di Matteo, la pensa diversamente: “È tutto frutto di un un grande equivoco e di rapporti mal gestiti tra Comune e Jinny Beach. Persino una vaschetta in acqua per lavarsi i piedi costituisce un abuso. Più che di demolizione, visto che si parla di parti abusive in legno, parlerei di smontaggio. È stato accolto il nostro terzo ricorso dove ritenevo che, nei vari passaggi di proprietà del locale, il gestore avesse tutte le autorizzazioni e”, sostiene Di Matteo, “ci è stato accolto il ricorso nella parte in cui ci è stato vietato l’utilizzo, nelle parti conformi e originarie, del ristorante. Valuteremo se chiedere un risarcimento. Intanto, quasi tutti gli abusi sono stati sanati e le opere erano ordinarie, non siamo stati condannati: mi auguro che l’attuale sindaco approvi il nuovo regolamento del Poetto, quello di adesso non divide tra vecchie e nuove opere”.


In questo articolo: