Prostituzione a Cagliari,residenti in fuga da S.Avendrace: “Qui regna l’insicurezza”

Dopo le parole di Papa Francesco, “andare a prostitute e un crimine”, ecco l’aria che tira nel rione “simbolo” del sesso a pagamento: “Abbandonati dalle istituzioni, ci sono abitanti che, stanchi di urla e litigi ogni notte, hanno cambiato zona”. GUARDATE la VIDEO INTERVISTA

di Paolo Rapeanu

C’è chi ha fatto le valigie, è riuscito a vendere l’appartamento – o affittarlo – ed è andato a molti chilometri di distanza da via Santa Gilla e dalle stradine limitrofe, famose per il sesso a pagamento. Impossibile avere una vita serena se, ogni notte, il sonno viene turbato dagli schiamazzi e dalle urla delle prostitute. Papa Francesco condanna chi paga per avere il corpo di una donna, “vuol dire torturarla, non è fare l’amore”, e a Cagliari, nel rione di Sant’Avendrace, la situazione della prostituzione è ancora un problema con la “P” maiuscola. Barbara Melis, 31 anni, è titolare insieme al marito di una tabaccheria in via Santa Gilla, proprio in quella zona della città dove i casi di donne che vendono il proprio corpo sui marciapiedi, dall’imbrunire fino all’alba, si sprecano.
“Nel quartiere manca la presenza delle istituzioni, a tal punto che alcuni abitanti hanno deciso, dopo tanti anni, di cambiare rione per avere più sicurezza. Le urla e gli schiamazzi ogni notte, ma sono frequenti anche i litigi, il non poter uscire di casa tranquillamente, ecco perché le persone vanno alla ricerca di sicurezza”, spiega la titolare della tabaccheria. “Regna un senso di insicurezza, non vorremmo mai assistere ai litigi, anche perché potrebbero coinvolgere le persone che passano lì vicino, queste prostitute non parlano la nostra lingua. Comune e Forze dell’ordine devono essere più presenti, i cittadini devono potersi sentire più sicuri”.


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