Ondata eccezionale di caldo: ripristinata la funzionalità degli impianti nei reparti interessati del San Michele
In relazione alle elevate temperature registrate in questi giorni, l’ARNAS G. Brotzu informa che, nella mattinata di lunedì, è stata individuata e risolta una criticità tecnica che ha interessato il sistema di distribuzione dell’acqua refrigerata destinata alla climatizzazione di alcuni reparti del Presidio San Michele. La situazione nei reparti si sta normalizzando.
Il problema ha riguardato in particolare alcune strutture collocate più lontano dal collettore principale dell’acqua fredda, tra cui la Chirurgia Vascolare e la Gastroenterologia, che hanno risentito maggiormente delle condizioni eccezionali determinate dall’ondata di calore.
Non appena emerse le criticità, l’Ufficio Tecnico aziendale si è immediatamente attivato per individuare l’origine del guasto e ripristinare il corretto funzionamento dell’impianto. L’intervento si è concluso nella stessa giornata e la situazione nei reparti si sta progressivamente normalizzando.
L’ARNAS è consapevole dei disagi che temperature così elevate possono arrecare ai pazienti ricoverati, ai loro familiari e agli operatori sanitari che quotidianamente garantiscono l’assistenza. Per questo motivo, oltre al ripristino dell’impianto, è stato disposto un monitoraggio continuo dei parametri di funzionamento, con particolare attenzione alla stabilità delle temperature nei reparti interessati.
“L’Ufficio Tecnico ha già rafforzato il presidio e incrementerà i controlli periodici sulle centrali e sugli impianti centralizzati di climatizzazione, così da intercettare eventuali anomalie e ridurre al minimo il rischio che situazioni analoghe possano ripresentarsi. Azioni divenute necessarie in considerazione dell’eccezionalità e della crescente frequenza degli eventi climatici estremi.Lavorare in corsie che sfiorano i 30 gradi e dover presentare una richiesta scritta, datata, firmata e timbrata anche solo per ottenere dell’acqua. È quanto evidenzia Gianfranco Angioni di USB Sanità, richiamando le disposizioni contenute nelle comunicazioni aziendali del 25 giugno 2026 dell’ARNAS Brotzu. Un impianto che, tra gestione delle forniture idriche e organizzazione delle pause, finisce per trasformare anche i bisogni più immediati in una questione di procedure.
Nella nota della Direzione del Presidio vengono indicate le misure generali legate alla gestione dell’emergenza caldo, con l’invito a favorire pause di recupero in ambienti con condizioni microclimatiche migliori, sempre «compatibilmente con le esigenze assistenziali e organizzative».
Il Magazzino Viveri, con una comunicazione distinta, chiarisce invece le modalità operative per la distribuzione delle bottigliette d’acqua alle strutture interessate da un «rilevante discomfort termico», destinate a pazienti, accompagnatori e personale sanitario.
È proprio su questo intreccio che si concentra USB Sanità. «Da un lato per bere serve una richiesta scritta, dall’altro le pause sono “compatibili” con l’organizzazione del reparto. In mezzo ci sono i lavoratori. A questo punto verrebbe da chiedersi se anche l’idratazione vada programmata in agenda, tra un’emergenza e l’altra», osserva Angioni.
«E poi ci sono gli “ambienti con migliori condizioni microclimatiche”. Sarebbe interessante capire dove siano: una stanza segreta, un reparto parallelo o un’oasi climatica riservata a chi riesce a trovarla. Nei reparti, per chi lavora ogni giorno, restano più teorici che reali», aggiunge.
Sul fronte operativo, al Presidio Ospedaliero San Michele la fornitura delle bottigliette d’acqua aggiuntive è subordinata a una richiesta formale: va inviata tra le 8 e le 13, indicando quantità e motivazione legata al disagio termico, con data, firma e timbro. Resta però aperto un nodo non secondario: chi certifica il reale “discomfort termico” e stabilisce quanta acqua sia necessaria, il lavoratore, il coordinatore o la struttura stessa?
«Per ottenere dell’acqua serve un modulo completo, quasi come una pratica amministrativa. Mancano solo marca da bollo e appuntamento», osserva Angioni, ricordando, come da nota, come al Businco e al Microcitemico la distribuzione avvenga senza passaggi aggiuntivi, na attraverso il catering.
Lo stesso meccanismo si riflette anche sulla gestione delle pause. «Le pause sono “compatibili” con le esigenze assistenziali e organizzative. Tradotto: non è un diritto automatico, ma una possibilità che dipende interamente dal carico del reparto in quel momento. Con gli organici attuali e i ritmi di lavoro, quel momento “compatibile” spesso non arriva mai o arriva troppo tardi», aggiunge.
Angioni richiama infine la necessità di interventi strutturali su personale e climatizzazione, ritenuti insufficienti per affrontare l’emergenza caldo. «Il punto è che qui si finisce per dover “autorizzare” tutto: l’acqua con un modulo e le pause con una compatibilità. Ma tra una procedura e l’altra, nei reparti restano il caldo, la fatica e il lavoro che non aspetta i timbri», conclude Angioni.








