La nuova formula della continuità territoriale in Sardegna viene presentata come un passo avanti, con “miglioramenti significativi” e promesse di risparmio. Ma non tutti sono convinti che si tratti davvero di una riforma equa e vantaggiosa per l’insieme dei cittadini sardi. A sollevare una serie di perplessità è la nostra lettrice Valentina Tronci, che invita a guardare oltre gli annunci e a valutare con attenzione gli effetti concreti delle nuove tariffe.
Secondo Tronci, il messaggio di un generale abbattimento dei costi rischia di risultare fuorviante. I presunti risparmi, infatti, non riguarderebbero tutte le categorie di viaggiatori. Un esempio emblematico è quello di chi si sposta per lavoro, una tipologia di utenza equiparata alla continuità territoriale: a partire dal 29 marzo, segnala la lettrice, il prezzo dei voli subirà un aumento di 3 euro sulla tratta Milano–Cagliari e di 7 euro su quella inversa, Cagliari–Milano.
Un dato che contrasta con la narrazione di un sistema più conveniente e che alimenta il sospetto di agevolazioni “a macchia di leopardo”, difficili da presentare come benefici generalizzati. “Si parla di risparmio – osserva Tronci – ma non per tutti. E questo non mi sembra corretto né rispettoso”.
A pesare, inoltre, è una questione identitaria che torna ciclicamente nel dibattito sulla continuità territoriale: l’assenza di un riconoscimento specifico per i sardi nativi. “Anche questa volta – sottolinea la lettrice – i nativi non esistono”. Un’assenza che viene vissuta come una penalizzazione, soprattutto se si considera che la residenza può essere acquisita nel tempo, mentre la nascita in Sardegna è una condizione immutabile.
Il timore, in definitiva, è che la nuova continuità territoriale finisca per creare disparità invece di ridurle, privilegiando alcune categorie e lasciandone altre ai margini.











