“L’ho lasciato che era un gioiellino nel 2019 e l’ho ritrovato alquanto scassato”. È il giudizio netto di Massimo Zedda sulla situazione del Comune di Cagliari, affidato a un intervento alla Leopolda di Firenze, la manifestazione organizzata da Matteo Renzi. Il sindaco di Cagliari ha ricordato il passaggio di consegne del 2019 e il successivo ritorno alla guida dell’amministrazione comunale, sottolineando le difficoltà incontrate. Un confronto che Zedda lega anche alla diversa appartenenza politica dei sindaci che lo hanno preceduto: “L’ho ritrovato alquanto scassato da un sindaco di Fratelli d’Italia”, ha detto, aggiungendo: “Non è vero che siamo tutti uguali”.
Zedda ha quindi allargato il ragionamento alle condizioni finanziarie con cui si è trovato a fare i conti al suo ritorno in Comune. “Rispetto al 2011, quando lo avevo ereditato da un sindaco di Forza Italia, ho trovato una situazione oggettivamente difficile”, ha spiegato. “Ho faticato di più, anche perché c’è un impoverimento complessivo”. Quindi la rivendicazione sullo stato attuale dei conti: “Adesso abbiamo un Comune sano, con indebitamento zero”.
Dal Comune alla situazione economica del Paese, il sindaco ha poi concentrato il suo intervento sulla condizione della classe media e sulla necessità, secondo la sua impostazione, di destinare maggiori risorse ai redditi.
“Per l’anno prossimo, a meno di non volere avere Meloni con Vannacci, che è un problema di non poco conto in un’Europa e in un mondo come questi”, ha detto Zedda, “come centrosinistra dobbiamo aiutare le persone, perché la classe media non regge più”.
Il punto, secondo il sindaco, deve essere il recupero di risorse da destinare ai lavoratori: “Ogni azione di recupero risorse, di taglio degli sprechi e delle spese superflue, recupero dell’evasione ed elusione fiscale, deve andare negli stipendi del ceto medio, che è devastato”.
Nel suo intervento alla Leopolda, Zedda ha affrontato anche il tema degli stipendi e dei servizi pubblici, partendo dalle condizioni dei lavoratori degli enti locali. “Il peggior contratto del pubblico impiego è quello degli enti locali, di coloro che erogano nei Comuni i servizi essenziali”, ha osservato.
Tra le categorie citate dal sindaco ci sono anche gli operatori della pubblica istruzione, “di coloro che dovrebbero formare le future classi dirigenti”, e gli operatori sociosanitari, gli infermieri e i medici. “Nonostante gli stipendi siano più alti”, ha sottolineato, “pensate alle responsabilità: salvare le vite e assistere le persone”.
Da qui la conclusione sul rapporto tra qualità dei servizi, lavoro e retribuzioni: “Un Paese che paga così poco queste persone è destinato al fallimento”.










