Sconvolse l’Italia il delitto di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa dal fidanzato Alessio Tucci. Martina fu colpita al volto con una pietra almeno 5 volte, senza pietà, e abbandonata in mezzo ai rifiuti in un casolare vicino all Stadio Moccia. Poi, il 18enne butta via il telefono di Martina, si sbarazza della sua maglietta sporca di sangue e va a casa dove si fa una doccia. Intanto, Martina era stata nascosta sotto del materiale all’interno del casolare. Il giovane partecipò anche alle ricerche della ragazza.
“Ho tentato di abbracciarla, lei ha rifiutato, era di spalle e l’ho colpita”, aveva raccontato il 18enne durante l’interrogatorio.
Ora secondo la procura di Napoli il delitto, avvenuto lo scorso 25 maggio, non avrebbe fra le aggravanti quella della crudeltà. Ad indagini concluse, tra le aggravanti contestate figura invece quella della minorata difesa. Il luogo in cui si è consumato il femminicidio della giovanissima Martina, infatti, era isolato e abbandonato e nessuno avrebbe potuto difenderla o aiutarla.
“La Procura riconosce che Martina è stata uccisa in un luogo che l’ha resa indifesa”le parole dell’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia Carbonaro, riportare da Rainews.
“Quel sito, nonostante fondi PNRR- precisa il legale- “era abbandonato e senza controlli: questo apre un serio tema di responsabilità del Comune. Ritengo che bisognerà chiarire anche le omissioni che hanno reso possibile quella tragedia. La sicurezza degli spazi pubblici è un dovere”.
Tucci deve rispondere di omicidio volontario pluriaggravato.












