L’onda rossa di Cagliari per le donne: “Mai più merce dei politici”

Corteo in centro a Cagliari nella giornata contro la violenza sulle donne. Daniele, studente di 18 anni: “Deve cambiare anche la società: le donne non devono essere più uno strumento in mano ai nostri politici”

Cagliari scende in piazza per dire basta alla violenza sulle donne. La manifestazione, organizzata dall’associazione “Se non ora quando Cagliari”, in contemporanea nazionale, è partita alle 18 da piazza Garibaldi. Qui si sono ritrovati a centinaia, tra uomini, donne, associazioni, sindacati, studenti. Tutti insieme, hanno attraversato il cuore della città, passeggiando per via Manno per poi raggiungere il bastione San Remy, dove il corteo si è fermato per lasciare spazio alle letture di brani del libro Ferite a Morte di Serena Dandini, recitate da importanti attrici sarde del calibro di Rossella Faa, Gisella vacca, Patrizia Littera.

Tutti con qualcosa di rosso: un fiocco, delle scarpe, indossato come simbolo contro la violenza sulle donne, un’allarmante fenomeno che ogni anno in Italia porta alla morte di centinaia di donne per mano di uomini. Secondo le statistiche, una ogni due giorni. Una strage che avviene spesso dentro le mura di casa.

“Siamo molto felici della numerosa partecipazione della gente – ha detto un’emozionata Pierangela Pisu, Presidente dell’associazione ‘Se non ora quando Cagliari’ – sono tantissimi anche gli uomini presenti, a conferma della consapevolezza che sta prendendo piede verso questo gravissimo fenomeno. Forse qualcosa sta cambiando.”

Arrivano da un adolescente presente al corteo insieme ad un gruppo di amici, le parole di speranza e di cambiamento, Daniele 18 anni studente: “Penso che il problema della violenza sulle donne sia il frutto di una società malata, fondata su un potere coercitivo, sull’idea del predominio dell’uomo sulla donna. Per questo motivo, è necessario cambiare la società dalla base. Gli esempi sbagliati, per dirne una, ci arrivano dai politici che trattano le donne come fossero merce sessuale. Deve cambiare anche la famiglia, qui nascono le differenza di ruoli, è sbagliato che il padre sia considerato ancora il capofamiglia, come nella società, tutti devono essere uguali e lavorare insieme per il bene comune. Gli uomini devono fare un lavoro su sè stessi ripensando la donna non come un essere più debole e di loro proprietà. E le donne devono continuare a promuovere i loro diritti.”

Parole queste, che fanno ben sperare, soprattutto perché arrivano oggi da un diciottenne, un futuro uomo di domani.

(foto di Dietrich Steinmetz)


In questo articolo: