L’armonia tra sacro e tradizioni popolari: alla scoperta dei santuari della Sardegna centrale

Ogni anno, in occasione delle celebrazioni religiose, sacro e profano si uniscono mostrando quanto sia forte la devozione dei fedeli ma anche quanto, in momenti di festa collettiva, al turista venga mostrata la ricchezza e la vera essenza dei valori culturali e sociali della comunità isolana, a cominciare dalla ospitalità

In un mondo in cui la ricerca di spiritualità si intreccia con il desiderio di scoperta e di avventura, molti santuari della Sardegna assumono un ruolo affascinante, unendo storia, fede e bellezze naturali. Infatti, immerse nella serenità di un territorio incontaminato, le chiese campestri rappresentano un’oasi di pace e di contemplazione. La loro architettura, anche se all’apparenza semplice, è legata strettamente alla storia e alle tradizioni del territorio che le ospita, si fonde con il paesaggio circostante, creando un’atmosfera mistica e coinvolgente. E ogni anno, in occasione delle celebrazioni religiose, sacro e profano si uniscono mostrando quanto sia forte la devozione dei fedeli ma anche quanto, in momenti di festa collettiva, al turista venga mostrata la ricchezza e la vera essenza dei valori culturali e sociali della comunità isolana, a cominciare dalla ospitalità. Addentrandosi nelle zone interne della Sardegna, in località al di fuori dei classici itinerari marino balneari, il viaggiatore trova esperienze da vivere, spirituali e non, connessioni da fare e conoscenze da acquisire.

Nel cuore dell’Isola, il Santuario di San Costantino Imperatore, nelle campagne di Sedilo, il 6 e il 7 luglio diventa lo scenario di una delle manifestazioni più importanti della regione: l’Ardia. E’ una particolare processione a cavallo che, nel suo culmine, tra due ali di folla e accompagnata dai colpi a salve sparati in aria dai fucilieri, diventa una spericolata e coinvolgente galoppata lungo la ripida discesa che conduce a uno stretto arco in pietra, ingresso dell’area del santuario. Il capocorsa (Sa Pandela Madzore), due Pandeleddas e le scorte difendono la posizione di testa e il compito degli altri cavalieri è quello di cercare di avvicinarsi a loro.

Talvolta non mancano momenti di tensione in un rito che prevede l’effettuazione di alcuni giri attorno alla chiesa e i momenti di raccoglimento e di preghiera. L’Ardia trae origine dalla commemorazione della vittoria di Costantino contro Massenzio, che portò, con l’editto del 313 d. C., alla fine delle persecuzioni contro i cristiani. Ma c’è chi ritiene derivi da un rito di origine pagana, successivamente mantenuto in vita ma con altre motivazioni religiose. Il santuario risale al XVI secolo ed è composto, in originario stile gotico-catalano, da una navata centrale e due laterali.

Il ruolo nobile dei cavalli e dei cavalieri emerge, ogni anno a fine luglio, pure nelle campagne tra Gavoi, Mamoiada, Fonni e Lodine, in occasione della festa di Nostra Signora d’Itria che si svolge, con grande partecipazione popolare, nell’omonimo santuario edificato in epoca moderna ma dove sorgeva una antichissima chiesa campestre dedicata alla Vergine, della quale è sopravvissuta solo una campana del XVI secolo e una piccola statua. Anche in questa località, la ricchezza di reperti antichi del periodo nuragico fa ipotizzare che il culto cristiano abbia sostituito i riti pagani del passato. Il santuario venne poi ampliato con la costruzione dei muristenes, piccoli locali che ospitano i fedeli nei giorni della novena, durante la quale l’intera comunità si riunisce nella natura e all’insegna della sincera convivialità. E uno dei momenti non religiosi più importanti è Su Palu de sa Itria, una delle più vecchie corse al galoppo dell’intera Sardegna (risale al 1388, al periodo del Giudicato d’Arborea) nella quale i cavalieri fanno gara per dimostrare tutta la loro abilità equestre.

Sempre nel centro dell’Isola, la devozione popolare si concretizza in un lungo pellegrinaggio notturno di 35 chilometri, due volte l’anno, il 4 ottobre e il 30 aprile, a piedi da Nuoro alla chiesa di San Francesco di Lula. Anche in questo santuario sono presenti piccole stanze, qui chiamate cumbessias, destinate a ospitare i fedeli in arrivo dal capoluogo della Barbagia. La storia di questo atto di fede nasce da un episodio seicentesco di cronaca nera, un omicidio del quale fu accusato un giovane che, pur proclamandosi estraneo al delitto, trascorse parecchio tempo in latitanza fino alla proclamazione della sua innocenza. Aver ottenuto giustizia lo portò  a onorare San Francesco proprio nella zona dove visse nascosto per evitare gli arresti.

Infine, l’8 settembre, tra Orani e Sarule, un’altra festa simbolo della fede dei sardi, è quella di Nostra Signora di Gonare che si celebra nel santuario più elevato dell’Isola, a 1100 metri di altitudine, sulla sommità di una montagna dalla quale, se la visibilità lo consente, si può osservare il mare a est e a ovest. La tradizione vuole che la chiesa fu fatta costruire dal giudice di Torres Gonario come ringraziamento alla Madonna per averlo fatto sopravvivere a una tempesta in mare. In particolare, l’avrebbe fatta edificare nel primo luogo di terraferma che avrebbe avvistato. E fu il monte Gonare, oggi a lui intitolato. Ancora oggi sono in tanti coloro che, per sciogliere un voto, per invocare la Vergine o per celebrarla, affrontano in pellegrinaggio la ripida ma suggestiva salita. Per il turista è solo una delle tante affascinanti e insolite esperienze che la Sardegna è in grado di proporre.