La vendetta perfetta di Di Maio, distrutti Conte e i 5 Stelle

Sono 61 i parlamentari che hanno seguito l’ex capo politico del Movimento nel suo nuovo gruppo “Insieme per il futuro”: 40 di loro sono al secondo mandato e, se fossero rimasti dov’erano, non si sarebbero potuti ricandidare. Erano mesi che Di Maio, con cinica lucidità, meditava l’addio per non doversi confrontare con una base diventata ormai un fastidio. La Lega è ora il primo partito in parlamento

Erano mesi che ci pensava, altro che decisione sofferta e necessaria. Mesi in cui Luigi Di Maio, politico creato nella provetta del grillismo a 5 Stelle, stava cercando il modo di uscire dalla strettoia del veto alla terza candidatura e dall’obbligo di dover sottostare alla base del Movimento, diventata ormai per lui un fastidio di cui liberarsi.

E così, con cinica lucidità e lucido cinismo, ha tirato pian piano la corda, approfittando della guerra in Ucraina per esasperare le sue posizioni filogovernative e filodraghiani e poi sferrare poi il colpo finale. In perfetto stile Renzi, freddo e calcolatore come forse nessuno dei suoi sospettava che fosse, ha inferto al Movimento che l’ha creato il colpo mortale, distruggendolo per sempre e distruggendo il povero Conte, infilzato da chiunque incontri sulla sua strada. Che poi diciamocelo, passare da premier a capo politico di un Movimento che voleva essere rivoluzionario, ce ne passa. Poco credibile, peraltro, nell’una e nell’altra veste.

E comunque in perfetto, glaciale, spietato stile Renzi, Di Maio invece che il parlamento ha aperto il suo stesso Movimento come una scatoletta di tonno. Portandosi dalla sua parte 61 parlamentari fra deputati e senatori, di cui 40 manco a dirlo già al secondo mandato, il che significa che restando nei pentastellati non avrebbero potuto ricandidarsi. E per aggiungere sfregio a sfregio, con la scissione ha consegnato la maggioranza parlamentare alla Lega, proprio il partito che con Salvini aveva provocato la crisi di governo del Conte 1.

Insomma, la vendetta perfetta contro chi aveva osato dirgli che le sue posizioni erano sempre meno allineate con quelle dei 5 Stelle. Lui, che da venditore di bibite allo stadio ha bruciato le tappe e scalato con vertiginosa rapidità tutte le vette del potere, sa che la politica non ammette sentimenti e tantomeno sentimentalismi.

Tutto, ma proprio tutto, pur di restare sulle altissime vette. Da cui, però, a cadere ci si fa molto male.

 


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