Cultura nel Piatto
Ricette, scienza storia e arte.
I MALFATTI
Polpette di ricotta e spinaci.
504 kcal
20,70 Proteine
41,40 carboidrati
29,55 Grassi
Porzione da 150 g
Ingredienti Per 4 persone:
-per le polpette:
80/100 gr di farina
300 g di ricotta
1 kg di spinaci freschi
60 gr di parmigiano grattugiato
1 unovo + un tuorlo
noce moscata
sale e pepe
-per il sughetto :
due cucchiai di olio extravergine di oliva
uno spicchietto di aglio
due pomodori maturi
qualche foglia di basilico
sale q.b. – peperoncino, se gradito
Preparate il sughetto scaldando l’olio con l’aglio e aggiungendo i pomodori lavati e passati al setaccio con un po’ di basilico spezzettato.
Lavate gli spinaci e, grondanti, scottateli a fiamma bassa in un tegame. Fate raffreddare, strizzate e tritate finemente.Aggiungete tutti gli altri ingredienti lasciando da parte una cucchiaiata di farina,e un po’ di parmigiano e mescolate ben bene. Formate delle polpette grandi più o meno come una noce. Rotolate le polpette nella farina rimasta, lessatele in acqua bollente salata e, quando vengono a galla, scolatele bene e adagiatele in ciotole o piattini con il sughetto di pomodoro a specchio. Spolverate di parmigiano decorate con foglie di basilico e servite.
Volori Nutrizionali
504 kcal
20,70 Proteine
41,40 carboidrati
29,55 Grassi
Porzione da 150 g
La Storia del piatto
I malfatti: la bellezza dell’imperfezione.
Ci sono piatti che raccontano una ricetta e altri che raccontano un modo di vivere. I malfatti appartengono a questa seconda categoria.
Nati nelle cucine contadine tra Toscana e Lombardia, devono il loro nome alla forma irregolare: piccoli bocconi di ricotta e spinaci modellati a mano, mai uguali tra loro. In un’epoca in cui nulla veniva sprecato, bastavano pochi ingredienti semplici per trasformare ciò che la campagna offriva in un piatto nutriente e sorprendentemente elegante.
In Toscana sono conosciuti anche come gnudi, perché ricordano il ripieno dei ravioli senza la sfoglia che lo riveste. È una definizione poetica che racchiude l’essenza della cucina popolare: togliere il superfluo e lasciare spazio al sapore.
Lo sguardo della saggista.
I malfatti insegnano ancora oggi una lezione attuale. La perfezione non è sempre sinonimo di qualità. Anzi, l’imperfezione, quando nasce dalle mani e dall’esperienza, diventa autenticità. Ogni malfatto è diverso dall’altro, proprio come ogni cucina di famiglia custodisce un gesto, un segreto e una memoria che nessuna ricetta potrà mai riprodurre.
A cura di Raffaella Aschieri
Specialist | Docente in Menu Management | Menutrix elaborazioni | Cultural Consultant | Gastronoma













