Claudio Cugusi, 57 anni, era il presidente dell’associazione I Sardi Soccorso. Dai rendiconti vengono a mancare prima 28453 euro: secondo Guardia di Finanza e Procura, Cugusi se ne sarebbe appropriato per acquisto di motocicli e del relativo abbigliamento, restauro di mobili, materiale elettronico, trattamenti osteopatici. Nella chiusura delle indagini spuntano poi altri 241mila euro tolti all’associazione di volontari del 118. Soldi sottratti sia ai Sardi Soccorso che alla Sardegna Soccorso Cagliari. Come? Attraverso la fatturazione della Gest Coop, società di cui lo stesso Cugusi era socio di maggioranza e rappresentante legale. Generiche consulenze che secondo la Finanza significano decine di migliaia di euro portate via alle attività di pubblico servizio. Si trattava di migliaia di euro destinate agli scopi sociali. Per queste due “operazioni”, l’ex consigliere comunale del Pd e leader del Movimento Sardi in Europa è accusato di peculato. Cugusi proprio qualche settimana aveva rinunciato alla nomina di consulente della Todde in Regione, affermando di volere attendere la fine delle indagini assicurando di essere innocente.
Ma ci sono altre accuse nella chiusura delle indagini della Procura. E portano a diversi raggiri che sarebbero stati opera di Cugusi ma anche della dirigente regionale Maria Carla Savarino, 63 anni. Con artifizi e raggiri- secondo il pm- avrebbero indotto clamorosamente in errore prima l’Ats e poi l’Areus. In particolare, simulando lo stato di onlus delle associazioni, nacque il nuovo Gruppo Sardegna Soccorso, privo addirittura dell’attribuzione di codice fiscale e di qualsiasi forma di inquadramento giuridico. Ats e Areus hanno sottoscritto con le associazioni vicine a Cugusi le convenzioni per lo svolgimento dell’attività di pubblico servizio di soccorso territoriale di base di emergenza-urgenza, e l’errore avrebbe provocato un ingiusto profitto di 3.393.015 euro. Perché secondo la Finanza i soldi sarebbero andati a soggetti pubblici non autorizzati. Cioè quelli affiliati al Gruppo Sardegna Soccorso, in quella che gli inquirenti definiscono una indebita sub gestione delle postazioni del 118. Il Gruppo di Sardegna Soccorso sarebbe stato privo di qualsiasi atto istitutivo formale che gli conferisse consistenza giuridica. Ne facevano parte oltre ai Sardi Soccorso anche la Sinnai Soccorso, la Forza Paris Onlus, la Assermini emergenza, la Sardegna Soccorso Cagliari. Il vero problema sarebbero state le sottaciute inadempienze contrattuali e le false attestazioni, che avrebbero portato all’errore l’Ats. Tutte associazioni sulle quali Cugusi avrebbe esercitato il suo controllo alla guida col suo ruolo di Presidente del Gruppo. Soggetti cioè non autorizzati, con l’Ats tratta in inganno perché il servizio lo svolgeva in realtà “occultamente” i Sardi Soccorso. E secondo il pm, esercitavano un articolato sistema di lucro. E cosa sarebbe accaduto? Avrebbero utilizzato “l’ingente flusso di risorse pubbliche per esigenze personali: spuntano polizze assicurative, prelevamento di contanti, bonifici a un parente strettissimo di Claudio Cugusi, corsi di guida, soggiorni, cene, pagamenti in favore di Cugusi che la Procura definisce spese mascherate come trasferte, rimborsi km, rimborsi spese. Tutto questo sarebbe avvenuto tra il 2018 e il 2023, anche durante l’emergenza Covid. Quindi per Cugusi l’accusa di reato e doppia: da una parte il peculato, dall’altra la truffa in concorso con la Savarino. Come presidente del Gruppo, aveva anche la delega a operare sui conti correnti bancari.
- Il giornalista però è sicuro di smentire tutte le accuse e ha diramato una nota in sua difesa: “Insieme a persone per bene sono accusato di una serie di porcherie e malversazioni che avrei commesso nell’ambito del soccorso sanitario in questi anni”, il commento di Cugusi.
“Presto o tardi verrà fatta giustizia sulla vicenda di chi come me – prima, durante e dopo il Covid – si è speso per la salute di tutti. E si è pure ammalato trasportando pazienti infetti.
La mia coscienza è pulita e la mia testa è alta ma fino a quando non sarò scagionato dall’ultima accusa non intendo occupare incarichi pubblici, elettivi o meno”. Gli altri tre indagati sono Pier Jimmy Onnis di Sanluri, Antonio Murru e Claudio Murru. Il valzer dei trucchi sarebbe partito da Cagliari, girato per Quarto e arrivato sino a Sadali. Nei giorni scorsi la Finanza ha notificato la chiusura delle indagini. Ora l’avvocato Bernardo Aste deciderà se presentare memorie difensive o chiedere l’interrogatorio spontaneo degli indagati. Poi il pm Antonio Vacca deciderà se chiedere il rinvio a giudizio.










