Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci, insieme alla presidente della Regione Alessandra Todde e al sindaco di Cagliari Massimo Zedda, al Poetto per la conta dei danni provocati dal ciclone Harry. La visita sulla spiaggia simbolo della città ha aperto una serie di verifiche sul territorio colpito dalle violente mareggiate. “Abbiamo soltanto dato delle anticipazioni ai Comuni sulle spese sostenute – ha spiegato Musumeci – ora servirà il dettaglio degli interventi da effettuare e un preventivo più attendibile rispetto a quello sommario fornito dalla Regione. Poi si passerà a priorità, progetti e cantieri”. Il ministro ha chiarito che i finanziamenti non saranno erogati in un’unica soluzione, ma accompagneranno l’avanzamento dei lavori: “Non daremo risorse da tenere ferme. I fondi arriveranno man mano che i cantieri andranno avanti, fino alla ricostruzione dell’ultima struttura distrutta”.
Musumeci ha sottolineato come il ciclone Harry non rappresenti un episodio isolato. “È un evento che si è già verificato in passato e che, secondo gli scienziati, tornerà con maggiore frequenza. Dobbiamo organizzarci in modo preventivo e prendere atto che non tutte le infrastrutture potranno essere ricostruite dove erano e come erano”. Al centro anche il tema della ricostruzione e della governance degli interventi. Sarà la presidente della Regione a seguire e vigilare le fasi di ripristino, mentre il governo continuerà a garantire il proprio sostegno. I presidenti delle tre regioni colpite sono stati nominati commissari delegati, con il compito di coordinare, attraverso le strutture regionali, una fase definita dal ministro “complessa ma necessaria”.
Nel corso del sopralluogo Musumeci ha richiamato l’attenzione sulla pianificazione delle aree costiere e sull’innalzamento del livello del mare. “Quando si interviene sulle fasce costiere bisogna tener conto della nuova realtà e della violenza delle mareggiate, che possono mettere in crisi anche infrastrutture solide. Serve ricostruire bene e con responsabilità”. Un appello esteso anche ai cittadini: evitare abusivismi, non occupare i letti dei fiumi e non costruire in prossimità dei corsi d’acqua. “È una questione di cultura del rischio – ha concluso – e su questo sono fiducioso soprattutto nei giovani”.












