Negli ultimi tre anni, cioè da quando il Cagliari è tornato stabilmente in Serie A, la continuità è rimasta un problema evidente: in questo periodo sono state appena tre le occasioni in cui la squadra è riuscita a fare punti per tre giornate consecutive. Un dato che stride se confrontato con la Serie B vinta e gestita con grande autorevolezza da Claudio Ranieri, quando le strisce positive arrivarono fino a otto turni.
È un numero che serve soprattutto a rimettere in prospettiva le aspettative: settimana dopo settimana, tra entusiasmo e speranze, ci si aspetta spesso un cambio di passo immediato, ma la storia recente racconta altro. Con Ranieri e, successivamente, con Nicola, il Cagliari non è mai andato oltre tre risultati utili consecutivi e non ha mai infilato tre vittorie di fila.
L’ultima conferma è arrivata a Genova: dopo il pareggio di Cremona ci si attendeva una risposta più netta, ma ancora una volta sono emersi i limiti già noti. Questa squadra, per caratteristiche tecniche, atletiche e anche sotto il profilo della personalità, fatica a costruire continuità e a imporsi con regolarità, soprattutto lontano da casa.
Le responsabilità non possono essere scaricate su un solo fattore: con una rosa corta e con alternative limitate è complicato reggere l’urto di un campionato che non concede tregua. In più, alcune scelte tecniche di questa stagione sono sembrate poco lineari e hanno finito per accentuare le difficoltà.
Il punto, però, resta chiaro: se l’obiettivo è alzare davvero il livello, il Cagliari va completato e rafforzato nei reparti, con innesti mirati e maggiore profondità. Solo così i tifosi potranno legittimamente aspettarsi quel salto di qualità che, ogni domenica, si spera di vedere ma che oggi, dati alla mano, appare ancora fuori portata.












