Perquisizioni e sequestri in diverse regioni nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Cagliari sulla gestione della fondazione Mont’e Prama. Undici le persone iscritte nel registro degli indagati dalla pm Rossana Allieri per ipotesi che vanno, a vario titolo, dalla corruzione alla turbata libertà degli incanti, fino al falso. Tra i nomi spiccano quelli del presidente della Fondazione, Anthony Muroni, direttore di TeleSardegna e ex direttore de L’unione Sarda che oggi riporta la notizia, e dell’imprenditore culturale Raimondo (Mondino) Schiavone, fondatore di Opificio Innova. Le Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno eseguito i decreti di perquisizione anche a Cagliari, negli spazi dell’ex Manifattura Tabacchi, oltre che in abitazioni e sedi societarie riconducibili agli indagati.
Gli investigatori stanno acquisendo documenti e supporti informatici per ricostruire i rapporti economici tra la Fondazione e alcune società e associazioni che avrebbero collaborato con l’ente a partire dal 2021. Al centro dell’indagine, presunti flussi di denaro pubblico e affidamenti ritenuti sospetti. Il fascicolo, avviato negli anni scorsi dalla procura di Oristano, è stato in parte trasferito a Cagliari per competenza territoriale. L’ipotesi è che alcuni dei reati contestati siano stati commessi nel capoluogo.
Muroni questa mattina ha pubblicato un lungo post sui social.
“Affronto questa fase con la massima serenità e con la piena disponibilità verso l’autorità giudiziaria, con la quale collaboro attivamente sin dall’inizio del mio incarico nel luglio 2021. Sono certo che la compiutezza delle indagini permetterà di chiarire rapidamente la mia totale correttezza e l’integrità del mio operato. L’iscrizione nel registro degli indagati è un passaggio tecnico necessario per garantire il diritto alla difesa e accertare la verità dei fatti”, scrive Muroni. “Serve però una tutela della reputazione e del patrimonio collettivo. La mia storia professionale, lunga 30 anni, si fonda su reputazione e relazioni costruite con impegno quotidiano”, aggiunge. “La verità dei fatti confermerà dignità a un percorso professionale che non teme alcun controllo e che vede nella trasparenza un valore fondante”, aggiunge.
Anche Schiavone nel suo blog interviene nella vicenda: “Chi fa impresa e si trova sotto indagine sa che è un passaggio possibile, spesso inevitabile. Un atto dovuto, direbbe qualcuno. Hanno acquisito alcuni computer, materiale di lavoro, strumenti che fanno parte della quotidianità di qualsiasi azienda. Nulla di più, nulla di meno”, scrive. “Oggi non chiedo comprensione e non cerco solidarietà. Semplicemente informo. Per rispetto di chi mi segue, di chi lavora con me, di chi negli anni ha condiviso un pezzo di strada”.












