La Corte Costituzionale conferma la legittimità dell’impianto della legge regionale sarda sul fine vita. Con la sentenza numero 148, depositata oggi, i giudici costituzionali hanno respinto le principali censure sollevate dal Governo contro la legge della Regione Sardegna n. 26 del 2025, che disciplina l’organizzazione delle procedure sanitarie per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria.
La Consulta ha stabilito che la Regione può intervenire sull’organizzazione del proprio Servizio sanitario per regolamentare le procedure, confermando quanto già affermato con una precedente sentenza sulla legge della Toscana. Secondo la Corte, la disciplina organizzativa delle attività delle aziende sanitarie regionali rientra infatti nelle competenze in materia di tutela della salute.
Non è però arrivato un via libera totale. La Corte ha dichiarato incostituzionali alcune disposizioni specifiche della legge sarda, in particolare quelle che definivano direttamente i requisiti di accesso all’aiuto medico alla morte volontaria e alcuni termini procedimentali ritenuti troppo rigidi. Restano invece valide le norme che prevedono tempi certi per la convocazione della commissione multidisciplinare e per la comunicazione dell’esito delle verifiche, considerate funzionali a garantire una presa in carico tempestiva delle richieste.
Nelle motivazioni della sentenza viene inoltre ribadito il ruolo centrale del Servizio sanitario nazionale e delle aziende sanitarie pubbliche, chiamate a seguire l’intero percorso: dalla presa in carico della persona agli accertamenti clinici, fino alla verifica della volontà libera e consapevole del paziente e al rispetto di tutte le garanzie previste.
Soddisfazione è stata espressa dall’Associazione Luca Coscioni. La segretaria nazionale Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato parlano di un “Governo battuto” e di un pronunciamento destinato ad avere effetti anche nelle altre Regioni. Secondo l’associazione, la sentenza conferma che le Regioni possono organizzare il proprio sistema sanitario per dare attuazione alle decisioni della Corte Costituzionale e rappresenta anche un messaggio al Parlamento, chiamato a legiferare sul tema.
L’Associazione sottolinea inoltre che, dopo le pronunce della Consulta sulla Toscana e ora sulla Sardegna, non ci sarebbero più margini per rinviare una disciplina nazionale che garantisca procedure uniformi e il rispetto dei principi costituzionali in materia di aiuto medico alla morte volontaria.










