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Famiglia cagliaritana nella miseria, regaliamo la colazione a Sergio e compagna

di Redazione Cagliari Online
13 Ottobre 2017
in il-diavolo-sulla-sella

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Cagliari, la disperazione di una famiglia in miseria: “Col lavoro abbiamo perso tutto”

Quasi ogni mattina prendo il caffè al Bloody Mary in via San Michele.
Da qualche giorno incontro una coppia che chiede l’elemosina.
L’altro ieri avevano l’apixedda 50, con zappa, pala bidone sul cofano. Entrambi notevolmente smagriti, occhi e guance incassate. Lei pallida, visibilmente in uno stato di salute precaria, da qualche giorno anche con un plaid sulle spalle.
Stamattina ho chiesto perché fossero in questa condizione di evidente miseria e gli offerto la colazione.
Senza remore, Sergio, si è avvicinato con me al banco, lasciando la compagna fuori, forse perché con quella coperta sulle spalle non sarebbe stata, comprensibilmente, gradita all’interno del bar.
“Chiama anche lei” dico io, per un gesto di cortesia e rispetto dovuto.
“No, non ti preoccupare, facciamo a metà” dice Sergio, “le porterò io la pasta”
“E il caffè?”…
“Va bene così, non vogliamo disturbare troppo…”
Al banco gli chiedo chi fosse.
“Abitiamo qui dietro. Da qualche mese io ho perso il lavoro e non ho più trovato niente, quindi ci troviamo in questa condizione. La mia compagna ha una “pensione”, un aiuto dato dagli assistenti sociali di duecentottanta euro al mese, però, sai, paghiamo la luce, 70 euro, l’acqua e qualcos’altro, e quei soldi vanno via.”
“Andrai alla CAritas, immagino…” chiedo.
“Si, quando non c’è altro andiamo alla Caritas, oppure, meglio, a Quartu, dove c’è una piccola mensa per poveri, più pulita e tranquilla.”
“Ma tu lavoravi? Com’è che hai perso il lavoro?” incalzo io, già sapendo che poi avrei scritto.
“Lavoravo in un call center, poi sono stato licenziato. Poi ho trovato lavoro in un agritrurismo, d’estate, perché adesso non mi chiamano più.”
“Ma tu parli bene, hai studiato, sei di quì?” Continuo.
“Sono di Tortolì. Si, ho fatto lo scientifico, poi Scienze Forestali, diversi esami, a Firenze. Poi è morto mio padre e quindi sono dovuto rientrare.”
“Che lavori potresti fare?” Dico io.
“Tutto. Anche il giardiniere. Conosco le piante. Ho dato due esami universitari sull’argomento.”

Vado alla cassa e pago, lui chiede se può prendere la pasta e, avutala, la porta alla compagna all’esterno del bar.
Lei prende la pasta e guardandomi negli occhi mi ringrazia, mi stringe la mano dicendo che questa generosità mi ritornerà, dal cielo.
Non sarà dal cielo sicuramente, però mi è già “tornata” semplicemente col dialogo e la loro conoscenza.
“Posso scrivere questa storia, Sergio, e dire che cerchi aiuto, un lavoro?” Domando infine.
“Certo, farebbe questo? La ringrazio molto. Davvero molto gentile.”

E così vado. Dalla giusta distanza scatto questa foto che rimetto alla compassione generosa del pubblico di noi “leoni da tastiera”.
Sergio e la compagna sono lì, ogni mattina verso le otto, ci aspettano.

Mi hanno scritto segnalandomi la possibilità di un posto per custode giardiniere qui, a Cagliari.
Se davvero accadesse che questo banale post avesse ottenuto un risultato così eclatante, di questi tempi, lo considererò un miracolo.
Non gli ho chiesto il telefono (ammesso che lo abbia), e neanche l’indirizzo. La mattina sono più o meno sempre lì.

Per chiudere la giornata e tenere vivo questo bel movimento di dichiarata solidarietà. Io non credo di poter risolvere i problemi di povertà e miseria della nazione e della mia città. Vorrei però approfittare di questa responsabilità che MI SONO e ci siamo presi per fare qualcosa di buono in piccolo, nel piccolo di una piazza. Ho quindi chiesto ai proprietari del bar (ma ancora attendo risposta) se sono disposti a partecipare. Quello che vorrei fare è chiedere a TUTTI QUELLI, NON POCHI, che in questo profilo hanno dichiarato solidarietà, di concretizzare l’offerta , se possibile, con un piccolo gesto. Non è questa la sede per offrire scarpe e vestiti, tuttavia potremmo offrire la colazione a questi giovani in povertà della piazza di San MIchele – Is Mirrionis. Non solo a Sergio e la compagna, non avrebbe senso, quello potrei farlo anche io da solo e sarebbe ben poco. Quindi chiedo a tutti quelli che si sono offerti di aiutare questi due giovani, di passare al bar Bloody Mary in via San Michele 90, vicino alla piazza, e lasciare quel che possono “PER LA COLAZIONE DI SERGIO E …” (dite così alla cassa e loro capiranno). Di modo che quando delle persone bisognose desiderano un caffè o una pasta possano entrare e chiederlo. Personalmente domattina andrò al bar, lascerò qualche “COLAZIONE PAGATA PER SERGIO E…” , parlerò con Sergio e la moglie, sperando ci siano, e gli dirò delle offerte di lavoro che mi sono arrivate in posta privata. GRAZIE A TUTTI PER QUELLO CHE

Tags: Cagliarifamigliapoveri
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