Il sindaco Gabriele Littera lancia l’iniziativa durante l’inaugurazione dell’impianto agrivoltaico di Pimpisu: «Non nuove tasse sulle imprese, ma una scelta politica
per destinare stabilmente risorse pubbliche ai territori che producono energia. La
transizione energetica deve diventare anche economica, sociale e culturale».
Istituire un Fondo Sardo per i Territori Produttori di Energia, finanziato attraverso risorse regionali e destinato ai Comuni che
ospitano impianti di produzione elettrica, per trasformare la ricchezza energetica in
migliori servizi, opportunità economiche e benessere diffuso.
È la proposta avanzata dal sindaco di Serramanna, Gabriele Littera, in
occasione dell’inaugurazione del nuovo impianto agrivoltaico avanzato realizzato dal
Gruppo Futura in località Pimpisu, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni regionali, del mondo imprenditoriale, agricolo e universitario.
«La Sardegna dispone di risorse energetiche straordinarie e già oggi produce ed esporta importanti quantità di elettricità. Nel 2024 la nostra produzione ha superato il
fabbisogno regionale di oltre 3 miliardi di chilowattora. Dobbiamo porci una domanda: come trasformiamo questa straordinaria capacità produttiva in una fonte stabile di ricchezza per le nostre comunità?».
La proposta: un Fondo alimentato dalle risorse regionali.
L’idea parte dall’attuale sistema di compartecipazione fiscale della Regione Sardegna, che, grazie allo Statuto speciale, beneficia già di quote importanti delle entrate
tributarie, comprese quelle derivanti dalle accise sull’energia elettrica e dall’IVA.
«Esiste già una relazione tra fiscalità energetica e finanza regionale. Quello che manca è
un meccanismo capace di collegare direttamente, in modo stabile e trasparente, la
produzione di energia allo sviluppo dei territori che ospitano gli impianti», spiega Littera.
La proposta prevede l’istituzione, attraverso una legge regionale, di un Fondo permanente con una dotazione annuale e una programmazione pluriennale.
Le risorse verrebbero ripartite tra i Comuni beneficiari sulla base di criteri oggettivi e verificabili: quantità di energia effettivamente prodotta, caratteristiche degli impianti, impatti territoriali e rispetto delle condizioni ambientali e agricole.
Non una nuova imposta sulla produzione energetica, né ulteriori oneri a carico degli investitori, ma una diversa destinazione di una parte delle risorse del
bilancio regionale. La dotazione iniziale, la copertura finanziaria e i criteri definitivi di riparto dovrebbero essere individuati attraverso un apposito percorso legislativo.
«Non dobbiamo chiedere agli imprenditori di sostituirsi alle istituzioni nella
redistribuzione della ricchezza. Le imprese devono investire, innovare, produrre, creare lavoro e rispettare le regole. È la politica che deve costruire le condizioni perché la
ricchezza generata dalle risorse del territorio produca benefici strutturali anche per le
comunità».
Comuni più ricchi di servizi, opportunità e qualità della vita: per il sindaco di Serramanna, il Fondo non dovrebbe rappresentare un semplice trasferimento finanziario, ma lo strumento per costruire un nuovo modello di sviluppo
territoriale.
«Immagino che tra cinque o dieci anni, arrivando in un Comune della Sardegna che produce energia, ci si debba accorgere immediatamente di essere in una comunità più prospera».
Littera descrive Comuni più puliti e curati, con maggiori risorse per la manutenzione
delle strade, del verde pubblico, degli spazi collettivi, per la sicurezza del territorio e la
prevenzione del dissesto idrogeologico. Ma anche comunità culturalmente più vive, con biblioteche, impianti sportivi e luoghi di aggregazione, nelle quali i giovani possano beneficiare di importanti borse di studio,
percorsi di formazione e incentivi per costruire il proprio futuro senza dover lasciare la
Sardegna.
Le risorse potrebbero inoltre sostenere programmi per ridurre i costi energetici delle
famiglie, rafforzare l’assistenza agli anziani, migliorare i servizi pubblici e favorire lo
sviluppo delle imprese locali.
«Io non rappresento ettari di territorio, rappresento persone. Ed è il benessere delle
persone che deve guidare le nostre scelte. La ricchezza prodotta dal sole e dal vento
deve diventare visibile nella qualità della vita delle comunità».
Littera richiama anche l’esperienza dei Comuni turistici, che possono contare su entrate legate alle proprie caratteristiche territoriali, come l’imposta di soggiorno e il gettito immobiliare delle seconde case.
«Dobbiamo immaginare strumenti che consentano anche ai territori produttori di energia, compresi tanti Comuni dell’interno della Sardegna, di beneficiare stabilmente della propria funzione economica».
Tutelare la terra agricola e distinguere gli investimenti produttivi dalla speculazione: la proposta si accompagna alla richiesta di una pianificazione regionale delle aree destinate alla produzione energetica che tuteli rigorosamente i terreni agricoli più fertili e produttivi.
«Non tutti gli investimenti energetici sono uguali. A Serramanna conosciamo anche
esempi di serre fotovoltaiche che avrebbero dovuto integrare produzione agricola ed
energetica, ma nelle quali non abbiamo visto produrre neppure un frutto. È un modello
che dobbiamo lasciarci alle spalle».
Secondo Littera, la Sardegna dispone di superfici industriali, coperture, aree dismesse e
terreni compromessi sui quali sviluppare la produzione energetica senza sacrificare il patrimonio agricolo, affiancando a queste soluzioni modelli agrivoltaici capaci di
garantire la reale continuità delle attività agricole.
«Abbiamo bisogno di una pianificazione chiara, condivisa con i Comuni e giuridicamente
solida, che metta in sicurezza il territorio da trasformazioni disordinate e irreversibili e
garantisca, allo stesso tempo, certezze agli investitori».
In questo contesto, il sindaco ha riconosciuto il ruolo industriale del Gruppo Futura, presente a Serramanna da quasi vent’anni con la centrale a biomasse, le attività
collegate all’economia circolare e ulteriori investimenti, anche nel settore agricolo.
L’inaugurazione di Pimpisu rappresenta un’occasione per verificare concretamente le
possibilità di integrazione tra produzione energetica, innovazione e attività
agropastorale.
Una proposta rivolta alla Regione e al sistema delle autonomie locali: Littera intende ora promuovere un confronto con la Regione Sardegna, con il Consiglio regionale, con le rappresentanze degli enti locali e con le forze economiche e sociali, per approfondire la fattibilità normativa e finanziaria del Fondo e definire un possibile percorso legislativo.
L’obiettivo è costruire uno strumento permanente che garantisca risorse prevedibili e
una redistribuzione trasparente, evitando che i benefici per i territori dipendano esclusivamente da compensazioni occasionali o accordi con i singoli operatori.
«Non dobbiamo accontentarci di essere compensati per ciò che perdiamo. Dobbiamo
costruire le condizioni per beneficiare di ciò che produciamo».
Per il sindaco di Serramanna, la questione riguarda il significato stesso della transizione
energetica: «La transizione verso le fonti rinnovabili deve diventare anche una transizione
economica, sociale e culturale. Una trasformazione capace di generare ricchezza stabile, diffusa e duratura, dalla quale possano trarre beneficio le imprese, i lavoratori e le comunità». «Non chiediamo favori agli investitori. Chiediamo alla politica di costruire le regole affinché chi investe in Sardegna possa creare ricchezza per sé e contribuire, nello stesso
tempo, ad arricchire la Sardegna».
«Il nostro sole e il nostro vento sono una ricchezza straordinaria. È arrivato il momento che questa ricchezza diventi anche ricchezza dei sardi».











