La polemica sulle scelte per la notte di San Silvestro a Cagliari si accende e si sposta sui social, dove il presidente del Consiglio comunale, Marco Benucci, ha affidato un lungo sfogo alle sue pagine per difendere la linea dell’amministrazione e attaccare duramente la mancanza di coerenza del centrodestra. Il dibattito, scaturito a seguito di alcuni articoli di stampa sul confronto tra la pianificazione del capoluogo e quella di altre città sarde orientate su grandissimi nomi della musica, viene liquidato dal presidente non come uno scontro costruttivo, ma come una pura contraddizione politica basata sul pretesto della critica a tutti i costi.
Il cuore della contestazione sollevata da Benucci risiede nel confronto diretto con quanto sta accadendo nel nord dell’Isola, evidenziando quello che definisce un vero e proprio paradosso politico. A Sassari, l’opposizione di centrodestra accusa la Giunta di aver stanziato una cifra monstre da 1,6 milioni di euro per un unico grande evento; a Cagliari, invece, la stessa identica parte politica muove l’accusa contraria, criticando il Comune per non aver investito cifre milionarie per un cantante di grido. Un doppio standard che, secondo il presidente del Consiglio, dimostra come l’obiettivo non sia il reale modello di sviluppo della città, ma la ricerca sistematica di un motivo per attaccare chi governa, indipendentemente dalle decisioni prese.
Per Benucci non si tratta di una soluzione di ripiego, ma di una precisa visione politica che mette al centro il “Capodanno diffuso”. La scelta di Cagliari per l’ultimo dell’anno prevede uno stanziamento di 410 mila euro più IVA (con un cofinanziamento regionale di 250 mila euro) per animare quattro piazze cittadine tramite una regolare gara d’appalto. Questo modello, spiega, permette di distribuire i flussi e la festa su più aree, coinvolgendo attivamente i quartieri e creando opportunità economiche distribuite per bar, ristoranti e locali commerciali, anziché concentrare l’intera massa e le risorse in un unico punto per una sola notte.
La difesa della linea di investimenti culturali rivendicata dal presidente del Consiglio comunale si poggia sui numeri dell’intero anno solare, proponendo una metafora culinaria: meglio mangiare tutti i giorni o abbuffarsi una volta all’anno? Il Comune ha stanziato oltre un milione di euro per i bandi culturali e quasi un altro milione per le mostre, gli eventi nei teatri e le manifestazioni del 2026. Risorse che sostengono i lavoratori locali del comparto e che hanno finanziato rassegne gratuite da migliaia di presenze, come Carmine 2026, Si muove la città (con Danilo Rea e la musica elettronica), il Festival Treccani e il cinema all’aperto. Rinunciare a una programmazione di cento giornate per bruciare il budget in poche ore non viene considerata una priorità, specie in un momento di forte crisi economica in cui molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese.
Nessuna avversità verso i grandi artisti, conclude il presidente, ma la consapevolezza che spendere di più non significa automaticamente amministrare meglio. La vera strategia, secondo la replica di Benucci alle minoranze, è garantire che Cagliari resti viva e attrattiva da gennaio a novembre e non soltanto la notte di San Silvestro, superando la logica del consenso immediato per costruire un tessuto culturale solido e costante nel tempo.









