“Durante un corso regionale dedicato alla prevenzione incendi è stata presentata anche una tecnologia italiana sviluppata proprio con questo obiettivo: il drone antincendio FireHound Zero di Vector Robotics.
Un drone ad ala fissa alimentato a energia solare, progettato per il monitoraggio del territorio e per individuare precocemente i punti di calore grazie a sensori termici”.
“In questi giorni – scrive R.S. – molti cittadini di Cagliari hanno sentito più volte il rumore di un velivolo impegnato nei controlli aerei legati al rischio incendi.
Un suono che riporta alla mente una domanda semplice ma fondamentale: la Sardegna sta facendo abbastanza per prevenire gli incendi prima che diventino emergenze?
Perché ogni estate il copione si ripete: il fuoco divampa, scattano gli interventi, arrivano i mezzi aerei, si mobilitano uomini e risorse. Ma la vera battaglia contro gli incendi non dovrebbe iniziare quando le fiamme sono già alte. Dovrebbe iniziare prima.
Durante un corso regionale dedicato alla prevenzione incendi è stata presentata anche una tecnologia italiana sviluppata proprio con questo obiettivo: il drone antincendio FireHound Zero di Vector Robotics.
Un drone ad ala fissa alimentato a energia solare, progettato per il monitoraggio del territorio e per individuare precocemente i punti di calore grazie a sensori termici. Secondo le caratteristiche dichiarate dal produttore, può operare per molte ore, sorvegliare vaste aree e segnalare la posizione dei possibili focolai agli operatori.
La differenza di approccio è evidente.
Un mezzo aereo tradizionale è fondamentale quando l’emergenza è già in corso: permette interventi rapidi, supporto alle squadre a terra e attività operative che richiedono presenza umana.
Ma la prevenzione segue un’altra logica.
Un sistema di sorveglianza continua punta a individuare il problema quando è ancora piccolo, quando un intervento tempestivo può evitare che un semplice focolaio diventi un incendio incontrollabile.
Ed è proprio questa la domanda che i cittadini possono rivolgere alle istituzioni:
in una terra come la Sardegna, che ogni estate affronta il dramma degli incendi, quanto spazio viene dato alle nuove tecnologie capaci di vedere il fuoco prima che diventi un’emergenza?
Non si tratta di sostituire automaticamente aerei, elicotteri o squadre specializzate. Ogni strumento ha il proprio ruolo.
Si tratta di capire se una regione fragile dal punto di vista ambientale debba continuare soprattutto a rincorrere gli incendi oppure se debba investire con più decisione nella prevenzione.
Perché spegnere un incendio grande significa affrontare costi enormi: danni ambientali, perdita di boschi, distruzione di aziende agricole, pericolo per i cittadini e impiego massiccio di uomini e mezzi.
Prevenirlo significa proteggere il territorio prima che il danno sia fatto.
La Sardegna ha bisogno di innovazione, non solo di emergenza.
Ha bisogno di una strategia che unisca tecnologia, controllo del territorio, manutenzione delle aree boschive e prevenzione.
Perché il rumore di un aereo sopra le nostre città deve ricordarci una cosa:
la vera vittoria contro gli incendi non è spegnere meglio il fuoco.
È riuscire a trovarlo prima”.










