Effetto covid sul reddito dei Sardi, 1071 euro in meno all’anno a famiglia

Cig, bonus e sostegni fiscali non sono sufficienti per mettere al riparo i redditi degli italiani dalla tempesta Covid. Alla fine dell’anno le famiglie sarde si troveranno a perdere ciascuna, rispetto al 2019, in media -1071 euro l’anno

Cig, bonus e sostegni fiscali non sono sufficienti per mettere al riparo i redditi degli italiani dalla tempesta Covid. Nonostante la mole di aiuti introdotta da Stato e regione, alla fine dell’anno le famiglie sarde si troveranno a perdere ciascuna, rispetto al 2019, in media -1071 euro l’anno (in Italia -1.257). L’analisi è stata effettuata dall’Ufficio Economico della Confesercenti, sulla base di elaborazioni condotte su dati Istat, Svimez e SWG. Il calo dei redditi, che coinvolge tutto il territorio nazionale in maniera diversa, fa registrare anche in Sardegna una perdita consistente del 3,7%.

Ad essere colpiti però non tutte le tipologie di lavoratori: soffrono di più i redditi da lavoro autonomo e da lavoro dei dipendenti privati.

“Un problema enorme per il mercato interno,” commenta il direttore regionale Gian battista Piana “anche i sardi, come nel resto d’Italia, hanno risposto alla riduzione dei redditi con prudenza incrementando i risparmi. La contrazione della spesa nel semestre marzo-agosto 2020, infatti, è pari a -2.077 euro a famiglia: quasi il doppio della flessione stimata per i redditi (-1071)”. “I tagli maggiori fatti dalle famiglie, come facile intuire, si registrano nei prodotti non alimentari: Abbigliamento e calzature (-236), Mobili, articoli e servizi per la casa (-167), Ricreazione, spettacoli e cultura (-156)  e la Ristorazione (-175).”

“Nonostante la fine del lockdown la ripresa stenta ad avviarsi” dichiara Roberto Bolognese presidente dell’associazione – Le misure messe in campo dal Governo hanno evitato finora il peggio ma purtroppo persistono delle difficoltà, ed è necessario e urgente che si continui a intervenire a sostegno delle imprese, dei lavoratori autonomi e dei dipendenti privati, alimentando il tessuto produttivo e ottimizzando gli interventi così da dare a questo importante comparto il tempo necessario per gestire questa grave fase transitoria”. “Nella speranza che l’emergenza sanitaria non peggiori” conclude Bolognese “si potrebbe iniziare con un attenuamento dello Smart working negli uffici pubblici, che sta creando un vuoto urbano e sociale e causando un freno alla ripresa dell’economia locale, senza dimenticare interventi strutturali, quali la riforma fiscale burocratica e normativa e un buon utilizzo delle risorse del recovery fund che saranno decisive per dare gambe alla ripresa economica che comincia a dare timidi segnali”.


In questo articolo: