Crisi a San Benedetto: “Quartiere in declino, non è più il crocevia dello shopping”

Il “caos felice” del sabato mattina, con l’arrivo di persone dagli altri rioni per acquistare al mercato civico, è solo un ricordo. Tra calo dei clienti, poche attrazioni e aumento dei centri commerciali: ecco i “ko” principali del rione cagliaritano, visto con gli occhi dei commercianti.

A San Benedetto piange – o quasi – il commercio. Uno dei quartieri più di classe di Cagliari, abitato prevalentemente da 50enni e anziani, fa i conti con l’addio degli anni d’oro dello shopping. Quando il mercato civico, per esempio, ogni sabato mattina diventava la meta quasi obbligata di tanti cagliaritani provenienti da altri rioni, e addirittura dai Comuni dell’hinterland. Tutto cambia, i decenni passano e, all’alba dell’80esimo compleanno – le prime abitazioni vedono la luce lungo il decennio 1950-1960 – tra la piazza omonima e piazza Giovanni XXIII la crisi morde. E, se per molti negozianti non è ancora il tempo di una Caporetto, lo si deve grazie ai clienti abituali. Che sono quelli che vivono nel rione. Gli arrivi dal resto della città, ormai, fanno parte di un tempo che non c’è più.
“Gli affari sono in calo, non c’è un vero e proprio ricambio generazionale. Tra pochi parcheggi e l’invasione di supermercati e centri commerciali, la freccia va decisamente verso il basso”, afferma Andrea Porcu, da 13 anni nel rione, titolare del negozio di alimentari, con un’ampia scelta di prodotti di qualità, Sapori dell’orto.
E c’è chi si salva anche con un’originalità che non diventa ancora abitudine: panini con il kebab, ma anche pizze, questi gli assi nella manica di Simone Pinna, da nove anni alla guida de Il panino – La vecchia kasbah in via Dante. “Ma proprio questa strada è ormai un cimitero. Se la mia serranda è ancora alzata è grazie ai clienti abituali, che ci tributano un giusto riconoscimento per i prodotti che proponiamo. Il Comune deve organizzare più eventi per attirare persone nel quartiere, oltre a garantire un’illuminazione più decente di sera”.
Umberto Concas, dal 1999 osserva i cambiamenti del quartiere da dietro il bancone dei suoi due bar, uno in via Foscolo, il Bumbo Caffè, e l’altro in via Cocco Ortu. “Non possiamo restare fermi a quaranta anni fa, oggi le macchinette per il caffè sono in tutti gli uffici. Il Comune o la regione possono fare ben poco, il problema è a monte. La gente può tornare a spendere solo se ha i soldi, ma con le tasse troppo alte c’è ben poco da fare”.


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