Cervi sardi e cinghiali muoiono di fame: “La Regione distribuisca il foraggio”

Cervi e Cinghiali muoiono letteralmente di fame dove gli effetti della lunga siccità hanno indebolito le popolazioni e rischiano anche di causare epidemie

Gli effetti della perdurante siccità, interrotta dalle piogge e da qualche nevicata solo in queste ultime settimane, si fanno pesantemente sentire sulla fauna selvatica, in particolare Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) e Cinghiale (Sus scrofa meridionalis).

Parecchi esemplari vagano verso le pianure in cerca di qualcosa di commestibile, per giunta stressati dalla stagione di caccia grossa iniziata l’1 novembre, finendo per provocare danni alle colture e anche per causare incidenti stradali.

Più che giustificata, quindi, la sospensione della caccia alla Lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus) e alla Pernice sarda (Alectoris barbara) decisa (ordinanza cautelare n. 308/2017 del 15 settembre 2017) dal T.A.R. Sardegna su ricorso del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Ma non basta certo.

La stessa Regione autonoma della Sardegna ha dichiarato il conclamato stato di grave siccità ed eccezionale avversità atmosferica con la deliberazione Giunta regionale n. 30/37 del 20 giugno 2017.

La situazione è nota, ma ignorata: Cervi e Cinghiali muoiono letteralmente di fame dove gli effetti della lunga siccità hanno indebolito le popolazioni e rischiano anche di causare epidemie.

La Regione, attraverso il suo dinamico Assessore della difesa dell’ambiente, dovrebbe far intervenire senza indugio l’Agenzia Forestas e il Corpo forestale e di vigilanza ambientale per sopperire almeno parzialmente alle gravi difficoltà, con la distribuzione di foraggio e con la semina di erbai.

Altrimenti, Cervi sardi e Cinghiali moriranno di fame in buon numero, come testimoniano i sempre più numerosi esemplari deceduti ritrovati nelle foreste del Sulcis.


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