Carla, maltrattata da infermieri al Santissima Trinità: “Un incubo”

La testimonianza inquietante di Carla Conca, una cagliaritana andata all’ospedale di Is Mirrionis per dei forti dolori allo stomaco: “Mi hanno chiamato persino stronza, li ho sentiti dire; manco se schiattasse mi importerebbe” 

Maltratta in ospedale. Un ‘altra protesta che riguarda il Santissima Trinità. Un’altra testiimonianza da Is Mirrionis:, quella di una cagliaritana, Carla Conca, reduce da un’esperienza negativa. “Ho deciso di raccontare quanto mi è accaduto questo martedì al Pronto Soccorso dell’Ospedale Santissima Trinità di Cagliari, perché in questi casi, il silenzio, può nuocere alla salute, nel vero senso della parola.

Martedì, verso le due del mattino, sono stata svegliata da dei dolori fortissimi allo stomaco che si irradiavano fino alla schiena, alle scapole e ai reni.

Mi era già successo qualche mese fa, ma fortunatamente avevo risolto con un generico farmaco da banco, e il dolore si è attenuato dopo un’ora circa dall’assunzione di questo.

Questa volta, nonostante abbia fatto la stessa cosa, il dolore non è sparito ma è continuato nonostante l’assunzione del medesimo farmaco.

Dato il dolore insopportabile che non mi impediva di camminare dritta, dall’intensità persistente, ho deciso di andare al pronto soccorso più vicino a casa, appunto quello del Santissima Trinità.

Mi hanno fatto entrare quasi subito perché hanno visto le condizioni in cui ero , ma devo dire anche per la presenza di due miei familiari che hanno insistito.

All’accettazione, l’infermiera di turno, ha cominciato a farmi una serie di domande di routine, con dei modi che definirli garbati, sarebbe un eufemismo. Ma va bene, passata l’accettazione, mi hanno fatto entrare nella sala visite. E da qui incomincia la storia di ‘’umanità’’ ( vorrei metterne infinite di ,virgolette, se fosse grammaticalmente corretto ) del personale sanitario.

Io accecata dal dolore ( non ho mai provato un dolore così forte, e infatti nella scala dei dolori mi è stato detto che è secondo solo a quello del parto ), chiedevo di darmi un sedativo o qualcosa che me lo facesse calmare. ‘’L’infermiere con l’orecchino’’, mi ha, con dei modi assolutamente sgarbati e inumani , detto ( testuali parole ) : – ‘’Adesso tu ti sdrai e mi fai fare le visite di routine, se no non ti posso dare la cura e ti tieni il dolore’’. Cosa assolutamente giusta per carità, come ragionamento. Ma vorrei mostrarvi con un video, se lo avessi, la cattiveria e la poca sensibilità del trattamento e del tono utilizzato.

A un certo punto, probabilmente come reazioni del dolore, ho cominciato a tossire e ho rimesso dopo pochi istanti. Un’altra infermiera di turno, è entrata nella sala visita e ha detto al collega :’’ Lo poteva dire che doveva vomitare’’ ( ovviamente io sono un’esperta e me lo aspettavo, vomito ogni giorno, quindi me lo immagino cosa succede al mio intestino!!! Saranno più di dieci anni almeno che non mi capitava di rimettere ). Molto infastidita ha continuato ‘’A meno che non abbia un trauma cranico uno se ne accorge se deve vomitare’’- ‘’ Evidentemente a casa sua è abituata così’’. Tutto questo mentre io continuavo a rimettere e a sopportare il dolore lancinante.

Per reazione alla situazione inumana, le ho detto ‘’Stia attenta che il trauma cranico non venga a lei’’.

Ora, questa non è sicuramente una frase da dire, ma capite la mia situazione e la reazione di una persona , che tutt’altro dovrebbe fare, che l’infermiera se si infastidisce a vedere un vomito di un paziente. O probabilmente perché toccava a lei pulirlo. Tocca a te farlo, se hai SCELTO di fare quel mestiere, che implica, tra le altre cose ( non piacevoli sicuramente,anche, se non soprattutto per il paziente ), anche questo.

Comunque, la sua immediata risposta è stata questa ( altre testuali parole ): -‘’Brutta maleducata, sei una stronza!’’. Io zitta, perché sinceramente in quel momento non avevo più le forze neanche di parlare e dire il mio nome. E se ci fosse stato un testimone ( infatti i paranti non vengono fatti entrare, probabilmente anche onde evitare che si assista a come vengono trattati i pazienti ) ve lo avrebbe confermato.

Non contenta evidentemente delle parole appena usate, ho sentito che parlava dell’accaduto con i colleghi nell’andito fuori dalla sala e ad uno di loro ha risposto :-‘’Non mi interessa è una stronza, manco se schiattasse in questo momento, mi importerebbe un c…o!’’.

Io credo che potrei fermarmi qui a raccontare, perché penso che già dalla prima riga in un cui ho raccontato della ‘’signorina di media statura, con i ricci corti rossi e gli occhiali’’( perché non merita di essere nemmeno chiamata infermiera, a mio parere ), abbiate già provato rabbia e disgusto.

O forse no, non vi siete neanche sorpresi, perché ormai, mi duole dirlo, sono diventate situazioni spiacevoli di routine, in un ambiente in cui i comportamenti ( in generale, ma soprattutto in ospedale ) dovrebbero essere tutt’altro che sgarbati. O probabilmente qualcuno si è riconosciuto e ha rivissuto nelle mie parole, se pur con casi diversi, la stessa situazione.

La Dottoressa che mi ha vistata, è stata questo devo dirlo, assolutamente più a modo del ‘’suo personale gentile’’ ( come lei ha tenuto a specificare ). Però giudicate voi il metro di paragone a cui l’ho affiancata e fate le vostre conclusioni. Ha usato anche lei, parole poco felici, ma sorvolo, rispetto al suo gentilissimo personale.

Mi hanno riscontrato dei calcoli biliari. Adesso, chi come me li ha o ha provato lo stesso dolore, sa di cosa parlo. Non sono assolutamente gravissimi, e rispetto ad altre patologie, sono una goccia in un bicchiere.

Ne sono assolutamente consapevole. E infatti io non ho scritto l’articolo per sottolineare la mia patologia, ma per denunciare il comportamento di queste persone, che dovrebbero stare in tutt’altro ambiente e cambiare mestiere, se non amano quello che fanno. Nessuno vi ha costretti.

Non è giusto che mentre un paziente soffre ( poco o molto, questo lo può sapere solo lui ), voi lo trattiate come se fosse un giocattolo.

Non è giusto che mentre un paziente soffre, voi ve ne state a ridere e parlare dei fatti vostri, come se davanti aveste una persona che si sta facendo le unghie.

Ci tengo assolutamente a sottolineare che non faccio di tutta l’erba un fascio. Perché in 27 anni ho avuto altri problemi e sono stata trattata bene e con rispetto, come dovrebbe essere.

Esistono medici e infermieri impeccabili, per professionalità e umanità nel loro lavoro.

Ma non è stato questo il caso. E purtroppo, ultimamente, di racconti come i miei se ne sentono e leggono tanti. Adesso, trovare personale sanitario bravo sembra diventata l’eccezione, non la regola.

Mi rattrista scriverlo, perché tutti vorremmo trovare un ambiente sicuro in tutti i sensi, ma purtroppo sta diventando un terno al Lotto trovare un ambiente qualificato.

Spero che queste mie parole, facciano perlomeno riflettere, anche se credo, che il lupo perda il pelo ma non il vizio, e il loro comportamento rimarrà il medesimo.

Mi hanno insegnato il perdono. Ma se perdonare è diventato sinonimo di subire, allora preferisco non farlo.

Se perdonare, significa non aiutare a migliorare la situazione, allora preferisco scrivere.

Signorina, mi scuso pubblicamente per la risposta data in un momento di dolore mai provato, ma mi vergogno al posto suo per la persona che è.

Questo si sappia, è solo il primo passo, verso le ingiustizie vere.

p.s Riporto una foto della flebo che mi è stata fatta dal ‘’ ragazzo con l’orecchino’’. Ora, io non sono un medico, ne pretendo di volerlo essere, ma so che negli altri prelievi e flebo che mi sono state fatte in altri anni, il segno che mi rimaneva era solo un foro normale da ago, con al massimo un piccolo livido.

Questa volta, stranamente, il mio braccio è ridotto così ancora dopo tre giorni”

 

 

 


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