I controlli sul caro carburanti risultano inefficaci perché privi di strumenti sostanziali: la Guardia di Finanza non può intervenire sui prezzi e il Garante “Mister Prezzi” resta senza poteri sanzionatori diretti. È quanto emerge da un’analisi di Consumerismo No Profit e Adiconsum Sardegna, che chiedono una riforma del sistema di vigilanza.
Secondo lo studio, l’attuale impianto normativo limita l’azione delle Fiamme gialle alla verifica della regolarità amministrativa, come la corretta comunicazione dei prezzi e l’esposizione dei cartelli, senza incidere sul livello dei prezzi alla pompa, che resta una libera scelta commerciale.
Le associazioni evidenziano inoltre come il taglio delle accise da 500 milioni di euro sia stato assorbito dalla filiera, senza benefici concreti per i consumatori, mentre gli strumenti di contrasto alla speculazione si rivelano “puramente formali”.
Critiche anche al ruolo del Garante per la sorveglianza dei prezzi, definito privo di incisività e limitato a funzioni di monitoraggio e segnalazione, senza capacità di intervento diretto. Nel mirino anche la Commissione di allerta rapida, ritenuta poco efficace rispetto alle dinamiche del mercato.
Per superare queste criticità, Consumerismo e Adiconsum propongono l’introduzione di un tetto massimo ai prezzi dei carburanti e la revisione degli attuali organismi di controllo, oltre a una tassazione degli extraprofitti per recuperare le risorse destinate al taglio delle accise.
Sul piano giuridico, sottolineano le associazioni, gli aumenti diventano rilevanti solo in presenza di condotte speculative ai sensi dell’articolo 501-bis del Codice penale, una fattispecie di difficile applicazione che limita ulteriormente l’efficacia degli interventi.












