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Calzolaio, mestiere in via d’estinzione? Non in Sardegna

di Redazione Cagliari Online
10 Agosto 2018
in sardegna

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Calzolaio, mestiere in via d’estinzione? Non in Sardegna

Mestiere in via d’estinzione? Non per le imprese artigiane 2.0. In Sardegna 92 realtà che lavorano contro “l’usa e getta”.
Matzutzi e Mameli: “Rilanciamo la professione con l’innovazione e lo studio”. Dal Veneto arriva la “seconda giovinezza della professione”: 430 calzolai per scarpe anche su misura.

Li avevano dati per spacciati più volte considerandoli artigiani in via d’estinzione ma loro hanno resistito, studiato, adeguato l’offerta e sono diventati 4.0. Per questo i 92 calzolai sardi sono ancora sul mercato per crescere e competere con “l’usa e getta”.

In Sardegna queste imprese artigiane si occupano della riparazione delle calzature e di tante altre attività legate alla
personalizzazione, riparazione, creazione, lavaggio, sanificazione e “manutenzione” di scarpe, valigie e piccoli capi in pelle.

Anche i numeri danno conforto alla categoria: ogni anno, in media, una famiglia sarda spende 370 euro per riparazioni e manutenzione di questi beni.

Sono questi i dati che emergono all’analisi dall’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Sardegna, su fonte InfoCamere 2018, delle imprese registrate come “Aziende artigiane di riparazione calzature”. Dallo studio emerge come siano 4.141 le realtà a livello nazionale, con la Lombardia capofila con 808 attività, seguita dal
Lazio con 467 e dal Veneto con 348.

Nell’Isola l’attività di calzoleria, negli ultimi anni sta registrando una lieve ripresa, dopo che nei primi anni Duemila sembrava destinata al declino: un ritorno in auge, quindi, aiutato anche dall’ingresso di giovani leve che con entusiasmo hanno deciso di intraprendere questo antico mestiere artigiano.

“Il mestiere del “lustrascarpe” non è pronto per finire in un museo dell’artigianato o per restare ancorato al neorealismo cinematografico degli anni ’50 – commenta Antonio Matzutzi, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – se gli sciucià sono un ricordo che si perde nel tempo, il calzolaio vive una seconda giovinezza, fatta di formazione professionale, innovazione imprenditoriale e riscoperta del mercato della riparazione”.

“La crisi ha spinto i consumi verso la riparazione, il recupero e la
manutenzione, con benefici notevoli anche per l’ambiente, oltre che
per le tasche dei sardi – sottolinea Stefano Mameli, Segretario
Regionale di Confartigianato Sardegna – “riparare è meglio che
comprare” sembra essere il moto degli ultimi anni. A beneficiarne, per
fortuna, sono le migliaia di imprese artigiane attive nel settore, che
hanno visto crescere il fatturato e i guadagni”.

Per restare in sella serve un mix di continua specializzazione e
conoscenze informatiche, indispensabili per riuscire a “vendersi” a un
pubblico più ampio. Per i calzolai del nuovo millennio, il boom delle
snakers (le scarpe da ginnastica per il tempo libero), l’“usa e
getta”, la mancanza di remunerazione, problemi denunciati da tanti
operatori, per coloro che si sono reinventati, vive una “seconda
giovinezza” sono diventati punti di forza del rilancio del mestiere.

“La nostra professione è cambiata – sottolinea il veneto Paride
Geroli, Presidente Nazionale di “Calzolai 2.0” di Confartigianato –
per questo è importante non restare chiusi nel proprio negozio, ma
aprirsi alle nuove sfide che la società ci chiede. E’ necessario
perseguire con determinazione la rappresentanza, la salvaguardia, la
valorizzazione, la crescita e la promozione intensiva verso il
pubblico del mestiere del calzolaio e della produzione delle scarpe su
misura, anche tramite fiere e mercati nazionali e internazionali, ma
soprattutto con la formazione”. “Per aggirare le barriere
dell’estinzione legata evidentemente alla mentalità “usa e getta” –
continua Geroli – dal 2013,abbiamo creato “Calzolai 2.0”, che aggrega
430 calzolai di tutta Italia, anche della Sardegna, che lavorano
insieme per dare dignità e far crescere il mestiere”.

Oggi i professionisti del tacco e della suola, si ritrovano a fare dei
lavori completamente diversi rispetto al passato in cui ci si
concentrava principalmente su mezze suole e sopratacchi. Negli ultimi
anni, le richieste maggiori dei clienti hanno a che fare con il cambio
dei fondi esterni che stanno sotto le scarpe (oggi perfettamente
sostituibili grazie alle apposite presse in commercio se si è
aggiornati per applicarle correttamente), tinture e puliture,
sostituzione di cerniere su capi in pelle, sino alla riparazione di
valigie. Per non parlare del fiorente mercato della personalizzazione:
dalle suole colorate alle borchie la cui applicazione, sempre più,
viene richiesta su scarpe nuove appena acquistate, sino alla messa a
modello di calzature.

“Una fetta importante del nostro lavoro riguarda anche la calzatura su
misura – continua il Presidente di Calzolai 2.0 – con quella classica
da uomo e donna che necessitano di competenze che solo una parte di
noi hanno, ma modelli premontati (dalle clarks ai sandali gioiello
passando per le ballerine) che possiamo facilmente personalizzare”.
“Molti di noi stanno aggredendo il mercato anche grazie all’aiuto
della tecnologia, attraverso l’uso del Foot-scanner – continua – che
ci aiuta a realizzare scarpe su misura in modo più semplice e veloce e
per qualunque parte del mondo. In poche parole si tratta di una nuova
strumentazione che permette di realizzare calzature tecnologicamente
personalizzate oltre che velocizzare e semplificare molte delle fasi
necessarie alla loro realizzazione”.

Anche in Sardegna, Confartigianato crede nel settore e nei prossimi
mesi promuoverà gli eventi di “formazione continua applicata” in
materia di manutenzione, incollaggi, tinture, sanificazione e nuove
tecnologie.

Nel frattempo, a livello nazionale, l’Associazione lavora con le
Istituzioni e con la Scuola per creare percorsi formativi adatti alla
preparazione del mestiere, come accade in altri Paesi europei dove per
diventare calzolai è necessario un diploma specifico.

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