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Caldo a Cagliari: “Serve cambiare l’idea di città, ad esempio piazza Garibaldi senza cemento ma con tanti alberi?”

L'idea di Alessio Satta per combattere il caldo in città.

di Valeria Putzolu
9 Agosto 2026
in cagliari, zapertura1

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Caldo a Cagliari: “Serve cambiare l’idea di città, ad esempio piazza Garibaldi senza cemento ma con tanti alberi?”

“Per decenni abbiamo costruito le nostre città seguendo un’idea molto precisa di “ordine”: cemento, pietra, superfici perfettamente pulite. Gli alberi, quando c’erano, venivano confinati dentro un’aiuola o addirittura in un vaso. Ancora oggi, la natura deve essere controllata, separata dalla città. È una cultura profondamente radicata a Cagliari, in Sardegna e in gran parte d’Italia” spiega Satta.

“Nasce da tanti fattori: l’estetica moderna degli anni ’60 e ’70, l’idea che una piazza “bella” fosse una grande distesa di asfalto o di cemento, la ricerca di pulizia e di quella che veniva percepita come “igiene”, ma anche da un vecchio conflitto culturale tra città e campagna, dove la terra era vista come qualcosa da nascondere e il cemento come simbolo di progresso.
Oggi però quella visione non funziona più e deve essere accantonata in maniera definitiva”.

L’estate rovente ha messo in allerta, è ora di pensare al futuro e prendere drastiche misure per contenere le conseguenze dell’evidente cambiamento climatico in corso: “Con estati sempre più lunghe e temperature che superano sempre più spesso i 40 °C, ogni metro quadrato di pavimentazione rigida diventa una isola di calore. Le piazze si svuotano di giorno (e anche di notte) per il calore insopportabile.
Per questo dobbiamo avere il coraggio di fare un passo indietro. O meglio, un passo avanti.
Il “depaving” (anche se preferisco chiamarlo rinaturalizzazione del suolo urbano) non significa aggiungere qualche aiuola ornamentale o qualche vaso. Significa restituire suolo naturale alla città. Togliere pavimentazione, lasciare che gli alberi crescano liberamente, permettere all’acqua di infiltrarsi e all’ombra di tornare protagonista.

La simulazione che pubblico non è un progetto, ma una provocazione. Mostra Piazza Garibaldi com’è oggi e come potrebbe essere se iniziassimo a considerare il suolo vivo come un’infrastruttura urbana importante quanto una strada o una piazza.
Mi rivolgo ai miei tanti amici progettisti, ingegneri, architetti, paesaggisti ma anche ai politici. È’ arrivato il momento di smettere di progettare città come se la natura fosse un elemento decorativo e iniziare a progettare città dove la natura è l’architettura stessa!

Un’ultima cosa. Ormai tutti usiamo l’intelligenza artificiale. Consuma energia e acqua, quindi sarebbe bene evitare di sprecarla per l’ennesima immagine inutile o l’ennesimo tormentone del momento.
Proviamo invece a usarla per qualcosa che abbia un senso. Fotografate una piazza, una strada, un parcheggio o un angolo della vostra città e chiedetele di immaginarlo senza cemento superfluo, senza suolo impermeabile, con alberi che crescono direttamente nella terra e non rinchiusi dentro un’aiuola o un vaso.

Non sarà un progetto definitivo, ma può essere un esercizio prezioso, e spero contagioso, per aiutarci a liberarci dall’idea che una città debba essere per forza tutta pietra e cemento.

Forse per cambiare la nostra città dobbiamo prima cambiare il modo in cui riusciamo a immaginarla”.

Tags: Cagliari
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