Cagliari, vaccini in ritardo nelle case di riposo: “E dobbiamo combattere con i parenti negazionisti”

Ritardi nell’arrivo delle dosi per gli anziani, “blindati” nelle strutture da mesi. E, in alcuni casi, direttori e infermieri devono convincere anche i parenti: “Il vaccino è indispensabile, alcuni ospiti non sono autosufficienti e dobbiamo avere l’ok, tra tante difficoltà, dai loro figli”

I vaccini non sono ancora arrivati in varie case di riposo della Sardegna. Nelle strutture dove si trovano persone considerate, per l’età, soggetti a rischio, la “maledizione” del rischio Covid è ancora lontana dall’essere abbattuta. La Regione ha promesso che le vaccinazioni sarebbero partite proprio in queste settimane. E gli elenchi con i nomi degli ospiti sono già stati spediti. Rimane solo da attendere, ma le difficoltà sembra che non manchino. Come nel caso di una casa per anziani di Cagliari, in via Padova. Lì vivono 26 nonnini, più altri sei che si trovano in un “gruppo convivenza”. Il virus non è mai entrato nella struttura, come assicura la presidentessa Milena Sirigu. Che ha però dovuto penare, non poco, con alcuni parenti dubbiosi sull’efficacia del vaccino: “Abbiamo chiesto le dosi al Binaghi, ho deciso poi di mandare un’email con tutti i nominativi, mi hanno promesso che stanno inoltrando la documentazione proprio oggi. Molti nostri ospiti, però, non sono capaci di intendere e volere e non hanno l’amministratore di sostegno. In più di un caso”, racconta la Sirigu, “ho dovuto chiedere il consenso ai figli. E, per una nonnina molto anziana e una donna ultraottantenne, i parenti hanno espresso dubbi da negazionisti, dicendo anche che preferivano non farli vaccinare per la paura di controindicazioni. Ho dovuto spiegare, a lungo, che è indispensabile fare i vaccini contro il Covid e che, magari, anche un’aspirina potrebbe scatenare allergie. Non possiamo avere ospiti non vaccinati, il rischio è troppo alto. L’ignoranza, purtroppo, è difficile da combattere”.

 

E, poi, c’è anche un altro problema. I vaccini potrebbero arrivare prima per gli anziani e, solo dopo un po’ di tempo, per operatori e infermieri: “Ci hanno suddiviso, non è giusto. Chi lavora a contatto con gli ospiti lo fa tutti i giorni, il rischio che il virus possa circolare c’è. Sinora siamo stati graziati, zero casi, anche perchè siamo stati tra i primi a chiudere, a marzo dell’anno scorso, alle visite esterne”, prosegue la direttrice. “Vogliamo continuare a essere Covid free”. Nella struttura lavora anche una psicologa, Vanessa Lilliu: “Non ci sono reparti, tutti siamo a contatto con tutti. Spero che la distanza tra i vaccini per gli ospiti e quelli per noi sia molto ridotta e mi auguro che gli arrivi non siano rimandati. La macchina dovrebbe muoversi in modo più omogeneo, se dovessi prendermi il Covid sarebbe un problema perchè gran parte della mia vita la passo qui. Ci sono anche le nuove varianti”, ricorda la Lilliu, “qui dentro mantenere le distanze è, naturalmente, difficile, dovendo seguire tutti gli anziani”.