Terzo giorno consecutivo di allerta meteo rossa su Cagliari e hinterland, e per molti cittadini l’emergenza non è solo il vento o la pioggia battente. A creare un piccolo corto circuito nelle abitudini quotidiane è lo stop delle principali piattaforme di food delivery, che per ragioni di sicurezza hanno sospeso il servizio.
Una situazione che sta mettendo in evidenza quanto il cibo a domicilio sia ormai diventato parte integrante della routine urbana. Dopo anni di consolidamento – accelerati dal periodo del lockdown – ordinare da casa non è più un’eccezione, ma una consuetudine. E la sua improvvisa assenza genera una sorta di “psicosi da delivery”.
A risentirne non sono solo i clienti, ma anche i ristoranti. Alcuni locali storici e molto conosciuti della città, per evitare di perdere incassi e clientela proprio nei giorni di maggiore difficoltà, si stanno organizzando in modo autonomo: fattorini interni, consegne dirette, numeri di telefono riattivati e vecchi sistemi che tornano utili in tempi straordinari. Soluzioni che normalmente non vengono utilizzate, ma che diventano fondamentali per garantire continuità.
Il paradosso è evidente: proprio quando il maltempo scoraggia le uscite e rende più naturale restare a casa, il servizio che dovrebbe rispondere a questa esigenza viene meno. Eppure, in questi casi, ordinare a domicilio resta per molti una scelta quasi obbligata, anche se non proprio economica. Una spesa che oggi viene percepita come normale, segno di un cambiamento profondo nelle abitudini di consumo.
Infatti, più che un capriccio, quello che emerge è soprattutto un dato culturale: il delivery non è più solo un servizio, ma una comodità irrinunciabile. E l’allerta rossa di questi giorni sta mostrando, forse più del previsto, quanto la città sia diventata dipendente da un pasto che arriva direttamente alla porta di casa.










