Cagliari, la disperazione di un malato: “Esami e impegnativa fatti, aspetto da gennaio la visita diabetologica al Brotzu”

Giura di avere tutti i documenti in regola, Giampaolo Aru, 47 anni: “Esami delle urine e del sangue fatte, ho anche l’impegnativa ma sono 7 mesi che aspetto la chiamata per essere visitato. Devo fare i controlli anche alle carotidi e ai piedi. Mi hanno risposto che ricevono tante email e che, prima o poi, mi faranno sapere: sto portando avanti la mia battaglia per il diritto alla salute”. GUARDATE la VIDEO INTERVISTA

Il Brotzu, Giampaolo Aru, lo vede solo “in cartolina”, come si dice in gergo, “dal 2019”. Ultima visita fatta tre anni fa, poi il Covid e le restrizioni e tutte le altre maledizioni che hanno colpito in pieno, purtroppo, anche il mondo della sanità. Lui, 47 anni, diabetico di tipo due, nemmeno si ricorda più come siano fatte le corsie del reparto di Diabetologia del più grande ospedale della Sardegna: “Sono seguito da loro da 15 anni, è dalla fine dell’anno scorso che cerco di mettermi in contatto ma non ho quasi mai ricevuto risposta, a parte quando mi hanno chiesto di mandare la documentazione degli esami fatti”. E lui ha ubbidito, spedendo via email i documenti legati “all’esame del sangue e delle urine, oltre all’impegnativa firmata dal mio medico per la visita diabetologica”. Una ricetta “normale”, non urgente, “perchè capisco che siano incasinati, ma non ho mai ricevuto risposte. Ho fatto telefonate, spedito altre email”. E, in cambio, si è sentito dire che “sono strapieno di lavoro, e anche questo lo comprendo, mi hanno detto che ricevono mille email ogni fine settimana e che, prima o poi, arriveranno anche alla mia”. Ma il tempo passa, con la salute non si scherza e Aru non sa più cosa fare: “Ho bisogno anche della visita alle carotidi e ai piedi, indispensabili per tenere sotto controllo questa malattia”, osserva. L’uomo ha deciso di raccontare la sua odissea proprio a pochi metri dal Brotzu che, da tre lustri, è diventato il suo centro di cura.
Giampaolo Aru sa benissimo che, mettendo mano al portafoglio e andando da qualche altra parte, i tempi si accorcerebbero notevolmente: “Diciamo che potrei ma, allo stesso tempo, non potrei. Se posso evito, è comunque di 350 euro, levarli dalla tasca è un po’ pesante, anche se sono esente e non pago determinate cose”. Ma è caparbio, il 47enne: “Mi devono fare tutto qui al Brotzu, sono seguito da loro da più di 15 anni. Ho anche avvisato il medico che mi sarei rivolto alla stampa, mi ha risposto che non suo solito polemizzare”. Ma Aru polemizza, eccome, perchè in ballo c’è la sua salute: “Esatto, ed è un appello che voglio lanciare non solo per me, ma anche per tutti quei diabetici sardi, e sono tantissimi, che non possono permettersi di pagare nemmeno un prelievo del sangue. Sono in battaglia per il diritto alla salute da quasi un anno”. Dall’ospedale, per il momento, sul caso di Giampaolo Aru, non arriva nessuna risposta o replica.


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