Cagliari, il dramma di 700 lavoratori della Tim: “Dopo decenni di sicurezza stiamo per perdere il lavoro”

La compagnia telefonica potrebbe essere venduta tra pochi giorni, centinaia di sardi hanno paura di restare a casa: “Tagli al personale all’orizzonte, con i lavoratori esterni siamo 1700 famiglie che non sanno quale sarà il loro futuro: la politica di deve aiutare”.

Tim a rischio vendita o smembramento, l’azienda telefonica italiana conoscerà il proprio destino tra pochi giorni e in Sardegna ci sono 700 lavoratori molto preoccupata: “Vogliono fare a pezzetti la nostra azienda, nessuno vuole difendere i nostri posti di lavoro”, spiegano i dipendenti. Insieme a Cgil, Cisl e Uil hanno manifestato, in mattinata, in piazza Darsena, al porto di Cagliari. La speranza è che dalla politica possa arrivare una mano concreta per evitare quello che sembra essere, lavorativamente parlando, un bagno di sangue. La maggior parte dei lavoratori Tim, tra tecnici e addetti alla clientela, ha più di cinquant’anni, e per loro diventa impossibile trovare un’altra occupazione stabile. Le rivendicazioni di lavoratori e organizzazioni sindacali della Sardegna viaggiano parallele a quelle nazionali che sollecitano una presa di posizione netta da parte del governo Draghi. I sindacati chiedono la costituzione di un unico soggetto di rete sotto la governance Tim e scongiurano, quindi, lo smembramento del Gruppo: “Oggi invece – spiegano nella lettera ai consiglieri regionali – ci troviamo di fronte a due aziende, Tim e Open Fiber, partecipate da Cassa depositi e prestiti, che si fanno concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni e a un piano di digitalizzazione gestito da Infratel in 15 lotti di cui il singolo soggetto se ne potrà aggiudicare massimo 8”. 
Il rischio è la costruzione di reti arlecchino che probabilmente avranno difficoltà a dialogare fra di loro con ripercussioni importanti nelle aree più deboli come la Sardegna. Una regione già in forte ritardo, come dimostra il fatto che il lotto Infratel prevede ben il 67% dei civici da cablare con la nuova tecnologia (Ftth) contro una media nazionale del 29%: “Si tratta di realizzare gran parte dell’infrastruttura necessaria ed è chiaro che non è indifferente chi si aggiudicherà quel bando, per la qualità della connessione e per la necessaria manutenzione di cui l’infrastruttura avrà necessità”. Per questa ragione sulla materia è necessaria una forte regia dello Stato e in questo contesto la Regione può e deve fare la sua parte. Non a caso, da quando è iniziata la vertenza, Cgil Cisl e Uil hanno cercato di spronare la Giunta, purtroppo senza ottenere alcun riscontro concreto”. Casteddu Online ha intervistato vari lavoratori disperati della Tim, nel corso delle prossime ore sarà possibile leggere le loro storie e guardare le video interviste.


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